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	<title>Il Tempio di Olimpia</title>
	<link>http://anticatrieste.it</link>
	<description>Potessero le mie mani sfogliare la luna</description>
	<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:22:07 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>&#8220;VIOLENZA SESSUALE DI LIEVE ENTITA&#8217;&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antica Trieste</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;VIOLENZA  SESSUALE DI LIEVE ENTITA&#8217;&#8221;

Si erano inventati un   emendamento proprio interessante&#8230;
Zitti zitti, nel    disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l&#8217;emendamento    1.707, quello che introduceva il termine di &#8220;Violenza sessuale di lieve  entità&#8221; nei   confronti di minori.
Firmatari, alcuni  senatori di Pdl e Lega che proponevano   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://www.vocidallastrada.com/2010/07/violenza-sessuale-di-lieve-entita.html">&#8220;VIOLENZA  SESSUALE DI LIEVE ENTITA&#8217;&#8221;</a></h3>
<p><a href="http://www.internet-news.it/wp-content/uploads/2009/11/berlusconi.jpg"><img src="http://www.internet-news.it/wp-content/uploads/2009/11/berlusconi.jpg" width="200" border="0" height="144" /></a></p>
<p><strong>Si erano inventati un   emendamento proprio interessante&#8230;</strong></p>
<p><strong>Zitti zitti, <strong>nel    disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l&#8217;emendamento    1.707, quello che introduceva il termine di <em>&#8220;Violenza sessuale di lieve  entità&#8221;</em> nei   confronti di minori.</strong></strong></p>
<p>Firmatari, alcuni  senatori di <strong>Pdl e Lega</strong> che <strong>proponevano    l&#8217;abolizione dell&#8217;obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza    sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di &#8221;minore entità&#8221;. </strong></p>
<p><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=6368123555376384291&amp;postID=4992383943639536376" name="more"></a><br />
Senza  peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza    sessuale &#8220;di lieve entità&#8221; nei confronti di un bambino.</p>
<p>Dopo la  denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c&#8217;è stato il    fuggi-fuggi, il &#8220;ma non lo sapevo&#8221;, il &#8220;non avevo capito&#8221;, il &#8220;non    pensavo che fosse proprio così&#8221; uniti all&#8217;inevitabile berlusconiano &#8220;ci    avete frainteso&#8221;.</p>
<p>Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto  i firmatari   dell&#8217;emendamento 1707.</p>
<p>Annotateli bene:</p>
<p><strong>sen.  Maurizio Gasparri (Pdl),<br />
sen. Federico Bricolo (Lega Nord  Padania),<br />
sen. Gaetano Quagliariello (Pdl),<br />
sen. Roberto Centaro  (Pdl),<br />
sen. Filippo Berselli (Pdl),<br />
sen. Sandro Mazzatorta  (Lega Nord Padania) e il<br />
sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania).</strong></p>
<p>Per  la cronaca, il sen. Bricolo era colui che <strong>proponeva il <em>&#8220;carcere    per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico&#8221;</em> (ma non   per  chi palpeggia una bambina);</strong></p>
<p>il  sen. Berselli è colui che ha dichiarato <strong><em>&#8220;di essere stato    iniziato al sesso da una prostituta&#8221;</em></strong> (e da qui si  capisce   molto&#8230;);</p>
<p>il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro  ordinamento   vari <strong><em>&#8220;emendamenti per impedire i matrimoni  misti&#8221;;</em> </strong></p>
<p>mentre il sen Divina è divenuto celebre  per aver pubblicamente detto   che <strong><em>&#8220;i trentini sono come cani  ringhiosi e che capiscono  solo la  logica del bastone&#8221;</em></strong> (citazione  di una frase di  Mussolini).</p>
<p>
<em>Segnalazione di <strong>Anna Lo Iacono</strong></em><br />
<em><strong>FONTE</strong></em><br />
<em><strong>http://www.vocidallastrada.com/2010/07/violenza-sessuale-di-lieve-entita.html</strong></em><br />
<em><strong><br />
</strong></em><br />
<em><strong>ALTRO  LINK:</strong></em><br />
<em><strong>http://www.repubblica.it/rubriche/la-legge-bavaglio/2010/06/07/news/diteci_chi_ha_firmato_la_norma_reati_sessuali_di_lieve_entit-4644607/<br />
</strong></em><br />
<em><strong><br />
</strong></em><br />
<em><strong><br />
</strong></em></p>
<p><a href="http://i524.photobucket.com/albums/cc326/xfilesproject/4685171042_d1d996ea9e_b.jpg"><img src="http://i524.photobucket.com/albums/cc326/xfilesproject/4685171042_d1d996ea9e_b.jpg" width="292" border="0" height="320" /></a></p>
<p><em><strong><br />
</strong></em></p>
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		<item>
		<title>Ipazia. Donna colta e bellissima fatta a pezzi dal clero</title>
		<link>http://anticatrieste.it/2010/07/02/ipazia-donna-colta-e-bellissima-fatta-a-pezzi-dal-clero/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 09:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antica Trieste</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[La bibblioteca]]></category>

		<category><![CDATA[Libri consigliati]]></category>

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		<description><![CDATA[     Ipazia. Donna colta e bellissima fatta a pezzi dal clero
Toland John


Listino
€ 9,90
Editore
               Clinamen             
Collana
           [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>     Ipazia. Donna colta e bellissima fatta a pezzi dal clero</h2>
<h4>Toland John</h4>
<p><img src="http://img2.webster.it/BIT/151/9788884101518g.jpg" height="296" width="200" /></p>
<dl>
<dt>Listino</dt>
<dd>€ 9,90</dd>
<dt>Editore</dt>
<dd>               Clinamen             </dd>
<dt>Collana</dt>
<dd>               La biblioteca d&#8217;Astolfo             </dd>
<dt>Data uscita</dt>
<dd>20/01/2010</dd>
<dt>Lingua</dt>
<dd>             Italiano           </dd>
<dt>EAN</dt>
<dd>9788884101518</dd>
<dd> </dd>
</dl>
<p>La splendida Ipazia, filosofa e matematica del IV secolo, fu selvaggiamente uccisa e fatta a pezzi, bruciata e ridotta in cenere. Mandante dello scempio fu &#8220;un assassino dalle mani pulite&#8221;, Cirillo, vescovo di Alessandria, poi nominato Santo dalla Chiesa Cattolica ed ancor oggi festeggiato ogni 27 Giugno.<br />
In questo pamphlet del 1720, per la prima volta in traduzione italiana, il celebre filosofo illuminista John Toland ricostruisce le vicende che portarono all&#8217;uccisione di Ipazia e alla lacerazione del suo corpo, denunciando non solo il profilo criminale della Chiesa, ma anche la situazione di assoluta emarginazione che le donne vivevano in quel tempo &#8230; e certo anche oltre quel tempo &#8230; Nel lungo titolo del pamphlet, tutto questo viene significativamente rappresentato: «Ipazia. Storia di una donna bellissima, virtuosa, colta, e poliedrica; fatta a pezzi dal Clero di Alessandria per appagare l&#8217;orgoglio, l&#8217;invidia e la crudeltà del suo Arcivescovo, comunemente conosciuto, ma immeritatamente reso santo, Cirillo».</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Johannes Junius</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 09:54:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antica Trieste</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Biografie]]></category>

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		<description><![CDATA[Johannes Junius era il borgomastro di Bamberg fu accusato di  stregoneria e rinchiuso nella prigione delle streghe dove venne  brutalmente torturato. Con le mani stritolate dai serrapollici riuscì  lo stesso a scrivere una lettera alla figlia in cui la esortò a scappare  e mettersi in salvo.
La sua lettera è uno dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Johannes Junius era il borgomastro di Bamberg fu accusato di  stregoneria e rinchiuso nella prigione delle streghe</strong> dove venne  brutalmente torturato. Con le mani stritolate dai serrapollici riuscì  lo stesso a scrivere una lettera alla figlia in cui la esortò a scappare  e mettersi in salvo.</p>
<p><strong>La sua lettera è uno dei rari documenti che ci sono pervenuti  e che attestano le indicibili brutalità</strong> a cui erano sottoposte  le persone che venivano tacciate di stregoneria. Era il 1628 e l’uomo  scriveva che chi veniva torturato aveva solamente due possibilità: o  diventava veramente una strega inventandosi delle scuse plausibili  oppure si lasciava torturare fino ad essere ucciso.</p>
<p>Migliaia di innocenti persero la vita in quel periodo esattamente  come Johannes Junius. <strong>La stessa moglie del borgomastro era stata  bruciata</strong> nel forno delle streghe otto mesi prima.</p>
<p><strong>La caccia alle streghe era divenuto un delitto autorizzato  dallo Stato</strong>. C’era persino un apparato burocratico e l’intero  sistema era utilizzato dai responsabili per appropriarsi delle ricchezze  delle vittime e per togliere di mezzo le persone che che davano  fastidio.</p>
<p><strong>Gli accusati venivano trasferiti in prigione</strong> e non  avevano più nessuna possibilità di comunicare con l’esterno. Junius fu  uno dei pochi che, grazie ad una guardia, che avrebbe dovuto essere  ricompensata con un tallero dalla figlia, a far uscire una missiva.</p>
<p>La giovane figlia del borgomastro riuscì a fuggire, ma non si sa se  ricevette la missiva . A  Bamberg <strong>dal 1595 in poi gli  inquisitori torturarno e giustiziarono migliaia di persone</strong>,  anche di un certa importanza  e personalità, incriminate con accuse del  tutto false.</p>
<p>Solo nel periodo in cui regnò Johann Georg II furono mandati alla  morte più di seicento cittadini e fu costruita una prigione speciale,  detta “<strong>Thudenhouse</strong>“, ovvero casa delle streghe, dove  venivano ospitate tutte le persone in attesa di giudizio. Qui venivano  orribilmente torturate e sottoposte a terribili atrocità (continua)  Nella foto la città nel 1900.</p>
<p>FONTE</p>
<p>http://www.esoterya.com/innocente-condannato-per-stregoneria/7520/</p>
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</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Erzsebet Bathory, il più efferato serial killer della storia umana</title>
		<link>http://anticatrieste.it/2010/06/29/erzsebet-bathory-il-piu-efferato-serial-killer-della-storia-umana/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 08:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antica Trieste</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Curiosita in pillole]]></category>

		<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[FONTE:
Sito occhirossi
ERZSÈBET BÀTHORY
  Soprannome: La Contessa Sanguinaria
Luogo omicidi: Cachtice (Ungheria)
Periodo omicidi: 1600 - 1610
Numero vittime: 650 +
Modus operandi:  torturava e mutilava le sue vittime
Cattura e Provvidementi: morta nel 1614 in prigione
   google_protectAndRun(&#8221;ads_core.google_render_ad&#8221;, google_handleError, google_render_ad);Quello dei serial killer non è un fenomeno puramente moderno. Sono  sempre esistiti i predatori di uomini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FONTE:</p>
<p>Sito occhirossi</p>
<h1>ERZSÈBET BÀTHORY</h1>
<p> <img src="http://www.occhirossi.it/biografie/foto-serial-killer/Countess-Bathory.jpg" alt="Foto della serial killer Aileen Wuornos" width="100" height="100" /> <strong>Soprannome</strong>: La Contessa Sanguinaria<br />
<strong>Luogo omicidi</strong>: Cachtice (Ungheria)<br />
<strong>Periodo omicidi</strong>: 1600 - 1610<br />
<strong>Numero vittime</strong>: 650 +<br />
<strong>Modus operandi</strong>:  torturava e mutilava le sue vittime<br />
<strong>Cattura e Provvidementi</strong>: morta nel 1614 in prigione</p>
<p><!-- google_ad_client = "pub-4070465752323855"; /* 234x60, creato 17/02/09 */ google_ad_slot = "1968242686"; google_ad_width = 234; google_ad_height = 60; //-->   google_protectAndRun(&#8221;ads_core.google_render_ad&#8221;, google_handleError, google_render_ad);Quello dei serial killer non è un fenomeno puramente moderno. Sono  sempre esistiti i predatori di uomini, fin dalle epoche più remote. Tra  il 1400 e il 1600, per esempio, sono vissuti tre dei più terribili  mostri della storia:   <a href="http://www.occhirossi.it/biografie/GillesDeRais.htm">Gill De Rais</a>,  eroe militare francese e violentatore di bambini che ha ispirato <strong>De  Sade</strong>, <em>Vlad III</em>, <strong>il conte della Valacchia</strong>  he impalava i turchi e che avrebbe ispirato il personaggio di <strong>Dracula</strong>,  e infine <strong>Erzsébet Báthory, la Bloody Countess, il più efferato  serial killer della storia umana. Le sue vittime sono più o meno 650,  forse di più.</strong></p>
<p>Alla Contessa sono stati dedicati dipinti, libri, canzoni, film e siti  horror, tanto da renderla un vero e proprio mito.<br />
Vediamo di conoscere meglio la sua storia, anche se non è facile  ricostruire una storia avvenuta ben tre secoli fa, soprattutto un caso  come questo, che è stato tanto mitizzato e trasformato in leggenda.</p>
<p>Erzsébet Báthory nasce ai piedi dei Carpazi, nel 1560, da Gyrögy e  Anna Báthory. In questo periodo l&#8217;Ungheria e la Romania sono sconvolte  da sanguinose guerre: da una parte gli Asburgo e, dall&#8217;altra parte, i  turchi ottomani, spingono per conquistare i territori di queste due  nazioni.<br />
I Báthory decidono quindi di trasferirsi in Transilvania, dove lo zio  della neonata, un uomo violento e selvaggio, è il Principe. Il Principe  Transilvano non è l&#8217;unico Báthory fuori dal comune: il fratello di  Erzsébet è un maniaco sessuale inarrestabile, nessuna donna o bambina è  al sicuro nei suoi pressi; sua zia è stata incarcerata perché strega e  lesbica, un altro zio è un alchimista e un adoratore del demonio. Come  se non bastasse, la balia, alla quale viene affidata la Contessina, è  dedita alla magia nera, e si dice utilizzi sangue e ossa di bambini per  fare degli incantesimi.<br />
Erzsébet non è una bambina facile, né la vita è facile per lei: la  giovane soffre di convulsioni, di scatti d&#8217;ira e di attacchi di  epilessia. Con l&#8217;adolescenza si dimostrerà anche promiscua, tanto che, a  14 anni, resta incinta di un contadino.<br />
Tutti questi sintomi, considerato il fatto che la malattia mentale non  è una rarità tra i Báthory, portano facilmente a presupporre che in  Erzsébet sia nato già con qualche disturbo al cervello.</p>
<p>All&#8217;età di 15, Erzsébet è costretta a sposare il Conte Ferencz  Nádasdy, il più grande guerriero nazionale, spesso costretto a stare via  di casa.<br />
Durante una delle tante assenze del marito, su consiglio della sua  balia, la giovane Contessa si avvicina alla magia nera. Tanto per  iniziare, si procura subito una pergamena fatta di amnio (= la membrana  che protegge i bambini nell&#8217;addome della madre), sulla quale c&#8217;è scritto  con il sangue un incantesimo del dio Isten. L&#8217;incantesimo promette  salute, lunga vita e protezione: i nemici del seguace di Isten verranno  aggrediti e uccisi da un &#8220;esercito&#8221; di 99 gatti. Erzsébet non si  separerà mai da questa pergamena.<br />
Poco tempo dopo, la Contessa si trasferisce al castello di Sarvar, nel  quale sfoga i propri impulsi violenti sui propri servitori. Nel 1600,  non è cosa rara che gli aristocratici prendano a bastonate o addirittura  uccidano i servi che hanno sbagliato. Molto probabilmente questa cosa  non è stata molto d&#8217;aiuto per la sanità mentale di Erzsébet.</p>
<p>Da brava aristocratica, la Báthoryè narcisista e vanitosa, cambia  abbigliamento anche sei volte al giorno, e passa ore ad ammirare la  propria bellezza in numerosi specchi.<br />
Utilizza ogni tipo di unguento e preparato che possa mantenere giovane  e pallida la sua pelle. Esige che, chiunque la incroci, faccia un  elogio alla sua bellezza.</p>
<p>Non si sa bene se Nádasdy fosse complice della moglie o se tollerasse  le sue stranezze, ma è sicuro che sia stato lui a insegnarle molti  trucchi del &#8220;mestiere&#8221;.<br />
Anche Nádasdy, come ogni aristocratico, è molto violento con la  servitù: il suo metodo punitivo preferito è quello di cospargere i servi  di miele, e di lasciarli legati a un muro, mentre vengono mangiati  dalle api. Ma non è l&#8217;unico tipo di tortura che l&#8217;uomo insegnerà alla  moglie: le spiega anche come far morire congelata una persona, tenendola  nuda all&#8217;aperto, d&#8217;inverno, versandogli continuamente dell&#8217;acqua fredda  addosso.<br />
Per dimostrare il suo amore, Nádasdy, manda alla moglie gli  incantesimi e le magie che impara quando è in battaglia in terre lontane  e la Contessa, in cambio, tiene con lui una fitta corrispondenza, nella  quale gli confida tutti i rituali e le nefandezze che compie nel  castello in sua assenza. Ecco uno spezzone tratto da una di queste  lettere: &#8220;<em>Thurko mi ha insegnato un nuovo incantesimo. Prendi una  gallina nera e colpiscila con un bastone bianco, fino alla morte.  Raccogli il sangue della gallina e cerca di imbrattare con esso un abito  del tuo nemico</em>. <em>Gli capiterà presto una disgrazia</em>.&#8221;<br />
Nonostante queste &#8220;particolari smancerie&#8221;, la coppia non è fedele.  Erzsébet ha innumerevoli amanti, anche se preferisce di gran lunga il  sesso lesbico.</p>
<p>Ben presto la Contessa forma un vero e proprio entourage di esperti in  magia, alchimia e stregoneria. Vivono nel castello e le insegnano le  loro arti. Tra essi vi è un nobile dalla pelle pallida e dai capelli  lunghi e scuri, che pratica il vampirismo.<br />
Le leggende dicono che questo uomo era un vampiro vero: di notte  Erzsébet usciva con lui e tornava da sola, con del sangue intorno alla  bocca.</p>
<p>Nel 1601 Nádasdy si ammala, perde una gamba per cancrena e, dopo 3  anni passati nel proprio letto, muore, lasciando vedova la Contessa  44enne. La donna si trasferisce nei possedimenti di Vienna ma, colta  dalla noia, decide di tornare alle sue torture in Ungheria.<br />
In questo periodo, donne giovani e bambini cominciano a scomparire dai  villaggi. I parenti non sanno cosa fare, né a chi rivolgersi: tutti  hanno notato lo stemma di Nádasdy sulla carrozza che si è portata via i  loro cari, ma puntare il dito contro un nobile potrebbe causargli molti  guai.<br />
Anno dopo anno, continuano i rapimenti e i villici sono costretti a  stare a guardare: è ancora vivo il ricordo di una rivolta del 1524,  sedata con il sangue dai nobili. Ahimè il loro destino è subire in  silenzio il voleri dei nobili, anche di quelli pazzi.</p>
<p>Erzsébet adesca le ragazze con la scusa di prenderle in servitù al  castello, poi le sbatte nelle celle dei sotterranei. Le sventurate  vengono picchiate ripetutamente, fino a che i loro corpi non si  gonfiano. Spesso la Contessa non si limita ad assistere, ma è lei stessa  a infierire sulle giovani vittime. Ogni volta che i vestiti si sporcano  troppo di sangue, le fa cambiare, poi ricomincia con le botte. I corpi  gonfi vengono poi tagliati con dei rasoi e lasciati sanguinare a morte.  Alle più sfortunate vengono cicatrizzate le ferite con il fuoco,  allungando così le loro sofferenze per molti altri giorni.<br />
Ad alcune vittime viene cucita la bocca, altre vengono costrette a  mangiare la propria carne, ad altre ancora viene dato fuoco ai genitali.<br />
Quando la Contessa deve viaggiare, esige che una delle sue prigioniere  segga al suo fianco sulla carrozza, sopra un sedile di aghi, mentre,  quando è costretta a letto da una malattia, le vittime sono costrette a  prendersi cura di lei. In cambio ricevono morsi, sputi e pugni.</p>
<p>Comunemente a tutti i serial killer, anche Erzsébet Báthory, con il  tempo diventa più stupida e arrogante: assalita da delirio di  onnipotenza e senso di sfida, comincia a osare di più, incombendo ben  presto in errori madornali che le saranno letali.Erzsébet comincia infatti a rapire le figlie di altre famiglie  nobili, la maggior parte delle quali non passa i 12 anni di età.<br />
La Contessa si offre di insegnare la grazie e l&#8217;educazione alle  giovani nobili e, quando queste arrivano al castello, sceglie quali  rinchiudere e quali rimandare a casa.<br />
Dopo un omicidio che la Báthory cerca di far passare come suicidio, le  autorità decidono di muoversi.</p>
<p>È il Natale del 1610, Mathias II, Re di Ungheria, è turbato. Gli è  giunta voce che, presso il castello arroccato di Csejthe, vengono tenute  prigioniere delle ragazze. Forse vengono addirittura torturate e  uccise. È una grande occasione per il Re: deve molti soldi alla Contessa  Báthory, soldi che aveva preso in prestito da Nádasdy e che adesso la  Contessa richiede indietro con insistenza. Tuttavia è davvero pericoloso  mettersi contro la Contessa. Suo marito è stato nominato &#8220;Eroe Nero&#8221;  dell&#8217;Ungheria, per il suo eroismo contro gli invasori turchi, suo zio  invece è stato Re della Polonia e Principe della Transilvania. Erzsébet  ha anche amicizie con Cardinali, Principi e Re, ed è la cugina del Primo  Ministro, Thurzo. Se dovesse scoprire le intenzioni del Re,  diventerebbe sicuramente un pericoloso nemico politico ma, d&#8217;altra  parte, è necessario scoprire se le voci sono vere.<br />
Perciò il Re, dopo aver vagliato tutte le possibilità, decide di  organizzare una missione segreta: raduna una squadra di uomini di  fiducia e li manda a ispezionare il castello, con l&#8217;ordine di non farsi  scoprire e di beccare la Contessa con le mani nel sacco. Grazie a una  corrispondenza tra il Re e Thurzo, e grazie al diario di uno dei membri  della squadra, possiamo ricostruire molto bene il racconto di quella  notte di dicembre del 1610.</p>
<p>Gli &#8220;investigatori&#8221; del Re devono agire con la massima discrezione, di  notte, cercando di non farsi scoprire. La squadra è composta da molti  soldati, al capo dei quali sono il Primo Ministro, un sacerdote e il  Governatore della regione.<br />
È una notte fredda, e le torce non illuminano abbastanza il loro  cammino.<br />
Prima di procedere per il castello, gli emissari hanno interrogato  qualche villico in paese: c&#8217;è chi dice di aver sentito urla di dolore  provenire dal castello, altri raccontano di ragazze scomparse  misteriosamente, altri ancora dicono che sono sparite almeno 9 ragazze  delle famiglie nobili dei dintorni.<br />
Dopo gli interrogatori, la squadra segreta del Re si incammina  lentamente nella boscaglia, sperando di scoprire qualche passaggio  segreto, o di cogliere sul fatto la Contessa.<br />
È noto che la Báthory è una esperta di Magia Nera, e i nostri eroi  hanno molta paura di essere scoperti e di subire qualche incantesimo di  nascosto, perciò procedono molto lentamente, nel più totale silenzio.<br />
La scalata della collina, sulla quale si erge la fortezza di pietra, è  lunga e faticosa: sono tante le pause per riprendere fiato e per  assicurarsi che nessuno li segua, ma finalmente conquistano la cima. La  finestre del castello sono immerse nel buio, non ci sono tracce di  guardie nei paraggi e il portone d&#8217;entrata è ormai in vista: la &#8220;squadra  speciale&#8221; del Re è pronta a irrompere all&#8217;interno del maniero.</p>
<p>Con grande sorpresa degli invasori, il massiccio portone di legno non è  sbarrato, bensì leggermente socchiuso, come ad invitarli ad entrare.  Sembra quasi un classico film horror.<br />
L&#8217;atrio è pieno di gatti, alcuni saltano addosso agli intrusi, altri  soffiano e graffiano, ma niente di più. Evidentemente il dio Isten non è  un grande protettore.<br />
Qualche metro più avanti, sul gelido pavimento di pietra di una grande  sala, gli emissari del Re trovano finalmente quello per cui sono  venuti: una ragazza molto giovane, pallida, non del tutto vestita, è  sdraiata per terra, immobile. Alcuni soldati si avvicinano, e sono  costretti a constatare che le dicerie erano veritiere: la ragazza è  morta ed è completamente dissanguata.<br />
Sempre nella stessa sala, dall&#8217;altra parte, trovano un&#8217;altra ragazza.  Questa è ancora viva, si lamenta, ma qualcuno le ha provocato diversi  fori su tutto il corpo, tanto che ormai non c&#8217;è più niente da fare per  poterla salvare.<br />
La truppa allora procede nel proprio cammino attraverso il castello,  seguendo l&#8217;odore della decomposizione che aleggia nell&#8217;aria.</p>
<p>Contro un pilastro, la squadra trova un&#8217;altra donna, incatenata.  Qualcuno l&#8217;ha frustata a sangue, l&#8217;ha bastonata, le ha tagliato i seni e  le ha provocato delle gravi ustioni su tutto il corpo.<br />
Thurzo, che ha vissuto in quel castello da bambino, guida gli uomini  ai gradini in pietra che conducono ai sotterranei. La squadra del Re è  agitata e ansiosa, la loro discesa è accompagnata da urla di dolore  provenienti dall&#8217;oscurità.<br />
Nei sotterranei ci sono diverse prigioni, nelle quali sono rinchiusi  donne e bambini, la maggior parte dei quali porta i segni e le cicatrici  di numerose emorragie. Oggi però è il giorno fortunato di quei pochi  prigionieri sani, perché i soldati aprono le celle senza fatica e li  conducono fuori dal castello, verso la libertà.<br />
Temprata dall&#8217;azione di salvataggio, la squadra del Re torna  all&#8217;interno del maniero, sale ai piani alti, e si lancia alla ricerca  della donna responsabile di queste atrocità.<br />
Come già detto, questa storia sembra uscita da un film horror, perciò  non ci sorprende la scena che si presenta agli occhi dei soldati: una  grande torcia di fuoco illumina una stanza nella quale diversi uomini e  diverse donne danno vita a un&#8217;orgia sanguinosa, nel quale sesso e  torture si fondono. I soldati diranno di essere stati disgustati più da  questa visione che da quella dei cadaveri.<br />
La Contessa però non c&#8217;è, ha scoperto tutto ed è fuggita, ma la sua  cattura sarà questione di pochi giorni.<br />
In attesa del processo, Erzsébet Báthory viene rinchiusa in una sua  residenza, controllata da un piccolo esercito. Non presenzierà nemmeno  al processo, dichiarando che quelle avvenute nel castello sono tutte  morti naturali, e che lei non può essere responsabile di azioni della  natura.</p>
<p>Qualche giorno dopo la cattura, gli ufficiali giudiziari si presentano  al castello di Csejthe per fare i sopralluoghi del caso, e per  raccogliere tutte le prove che potrebbero risultare utili in sede di  processo.<br />
Non sarà un&#8217;ispezione difficile: in diverse stanze vengono ritrovate  ossa e resti umani, nella camera della Contessa ci sono i vestiti e gli  effetti personali di alcune ragazze scomparse. Nei sotterranei ci sono  cadaveri ovunque, privati degli occhi e delle braccia, nel camino c&#8217;è un  corpo annerito e non completamente bruciato. Nei dintorni del castello  vengono disseppelliti molti corpi. In giardino, nel recinto dei cani,  vengono trovati altri resti umani, con i quali gli animali si nutrivano.</p>
<p>Il processo comincia il 2 gennaio 1611, presieduto da ventuno giudici.  Si susseguono moltissimi testimoni, anche 35 al giorno, soprattutto  parenti delle vittime.<br />
A tutti i servitori di Erzsébet vengono poste le stesse 11 domande,  riguardo alla provenienza delle vittime, ai metodi di tortura e al  coinvolgimento della Contessa.<br />
Ficzko, un nano che lavora per la Báthory da 16 anni, dichiara di  essere stato assunto con la forza. L&#8217;uomo non ricorda il numero preciso  delle donne che ha contribuito ad uccidere, ma ricorda il numero delle  ragazzine: 37. Cinque seppellite in una fossa, due in giardino, due in  una chiesa, le altre chissà dove. Erano state adescate in paese con la  scusa di un lavoro al castello e, se per caso rifiutavano, venivano  prese con la forza. La Contessa le faceva legare e le pugnalava con aghi  e forbici. Il nano racconta le più agghiaccianti torture, come le donne  uccise a frustate, a volte ne servivano fino a 200, se non di più, o le  donne uccise tagliando loro le dita e le vene con delle cesoie.<br />
Ilona Joo, la balia di Erzsébet Báthory, ammette di aver ucciso circa  50 ragazze, infilando degli attizzatoi incandescenti nella loro bocca e  nel loro naso. La &#8220;padrona&#8221; invece preferiva infilare le dita nella  bocca delle ragazze e tirare, fino allo strappo della pelle, oppure dare  fuoco alle loro gambe dopo averle cosparse di olio, oppure ancora  tagliare con delle cesoie la pelle fra le dita. Se una ragazza moriva  prima di quando la Contessa desiderasse, i servitori maschi erano  costretti a mangiarla.<br />
Darko, un altro servitore di fiducia, confessa che la Báthory usava  anche applicare alle vittime delle scarpe di ferro bollente. Alcune  delle ragazze rapite venivano messe all&#8217;ingrasso, perché la Contessa era  convinta che in questo modo il loro sangue sarebbe aumentato. C&#8217;erano  anche le favorite di Erzsébet, costrette ai trattamenti peggiori:  tagliarsi da sole le braccia, essere rinchiuse in una cassa piena di  spunzoni..e via dicendo.<br />
Le testimonianze continuano, una dopo l&#8217;altra, sempre più sconvolgenti  e mostruose, soprattutto quelle raccontate dai superstiti, molti dei  quali segnati a vita.<br />
Non si sa per certo a quanto ammonti il conto delle vittime della  Contessa Sanguinaria. Il Re in una lettera al Primo Ministro dice 300,  sui diari di Erzsébet Báthory sono annotati i nomi di circa 650 persone,  ma sembra incredibile che la Contessa abbia annotato una per una le  proprie vittime. I Giudici, basandosi sui resti umani trovati al  castello, decidono di condannare lei e i suoi complici &#8220;solo&#8221; per 80  omicidi.</p>
<p>Per la &#8220;legge del taglione&#8221;, molto in voga fino al ‘700, i complici  della Contessa vengono sottoposti a torture, non molto differenti da  quelle inflitte alle giovani vittime: ad alcuni vengono strappati gli  occhi, ad altri le dita, alcuni vengono seppelliti vivi, altri ancora  vengono decapitati o bruciati vivi.<br />
Ben più difficoltosa sarà la scelta della pena per la Contessa: essa  ha amicizie molto importanti che premono per gli arresti domiciliari,  inoltre gode dell&#8217;immunità regia, essendo di sangue reale. Il Primo  Ministro Thurzo che, come già detto, è anche il cugino di Erzsébet,  insiste nel sostenere che la donna non fosse capace di intendere e di  volere, che non avesse la capacità di controllare la propria rabbia.<br />
Così, salvata dalle sue origini nobiliari, Erzsébet Báthory viene  imprigionata a vita in un&#8217;ala del suo castello a Cahtice. Confinata  nelle sue stanze, privata della sua magica pergamena di Isten e di tutti  gli incantesimi, con gli ingressi e le finestre murate, salvo piccole  fenditure per il cibo e l&#8217;aria, la Contessa dura ben poco. Tre anni dopo  il confino, nell&#8217;estate del 1614, la 54enne Erzsébet muore, le guardie  se ne accorgono il giorno dopo, notando che i piatti della cena non sono  stati toccati.<br />
<strong><br />
TRA VERITÀ E LEGGENDA</strong><br />
Il mito della Contessa Sanguinaria è nato fin da subito. Oltre ad  essere stata la serial killer più prolifica della storia è anche una  delle pochissime donne che hanno praticato vampirismo e cannibalismo.<br />
Dopo la sua morte, hanno cominciato a girare un sacco di storie e di  leggende, alcune hanno un fondo di verità, altre sono completamente  opere di fantasia.<br />
Sicuramente, la leggenda che tutti abbiamo udito almeno una volta sul  conto di Erzsébet Báthory è quella che la vede farsi il bagno nel sangue  di giovani vergini, per tenere la pelle giovane.<br />
La storia è emersa per la prima volta nel 1744, per mano di uno  storico Ungherese, Padre Laslo Turáczi. Secondo il cattolico, un giorno  Erzsébet tirò uno schiaffo a una serva, tanto forte da farle uscire del  sangue dal naso. Con sua grande sorpresa, la Contessa si accorse che,  dopo essersi macchiata con il sangue, la pelle della sua mano era  diventata più lucida e bella, perciò, da quel giorno, decise che avrebbe  fatto dei bagni nel sangue virgineo. L&#8217;idea le era stata suggerita dai  suoi alchimisti di corte, secondo i quali il sangue aveva effetto solo  sui nobili e solo se utilizzato alle quattro del mattino.<br />
In molti hanno cercato di trovare una prova a questa teoria, qualche  anno fa McNelly si è addirittura letto interamente gli archivi Slovacchi  e Ungheresi dell&#8217;epoca, ma non è ancora stato trovato un documento  abbastanza credibile, che confermi questi comportamenti macabri della  Contessa.<br />
È difficile da stabilire anche la credibilità di Turáczi, ricordiamoci  che nel ‘700 la chiesa utilizzava ancora le storie di vampiri, lupi  mannari e demoni per spaventare gli &#8220;eretici&#8221;..ma è anche vero che chi  uccide 650 persone, infliggendo loro le più atroci torture, potrebbe  essere capace di tutto. Inoltre, visto il sangue nobile della Contessa,  qualche dettaglio della sua storia potrebbe essere stato censurato dai  suoi contemporanei, per salvare la faccia alla nobiltà Ungherese.  Melton, uno scrittore appassionato di vampirismo, ha avanzato l&#8217;ipotesi  che gli archivi più imbarazzanti siano stati distrutti.</p>
<p>Un&#8217;altra storia interessante sulla Contessa Báthory, è quella legata  alla figura del Conte Dracula. Sempre negli scritti di Padre Laslo  Turáczi, si legge che la Contessa beveva sangue umano perché, secondo  alcuni riti magici che aveva imparato, esso preservava la giovinezza e  dava vita eterna.<br />
È un particolare che si può leggere anche nelle pagine di altri due  scrittori: Wagener nel 1785 e Sabine Baring-Gould ai primi dell&#8217;800.<br />
In molti hanno perciò ipotizzato che il Conte Dracula, il vampiro di  Bram Stoker, sia ispirato a Erzsébet Báthory e non, come tanti pensano, a  Vlad III.<br />
Vlad III, il Conte di Valacchia ed eroe nazionale Rumeno, non ha mai  bevuto sangue, né esistono storie in questo senso. Si sa che era un  impalatore, che infliggeva tremende torture ai suoi prigionieri di  guerra, ma non aveva niente a che vedere con bagni nel sangue o con  bibite ad alto contenuto emoglobinico.<br />
La Contessa Sanguinaria invece beveva il sangue per rimanere giovane  (come il vampiro di Stoker), ha vissuto molti anni in Transilvania e,  secondo McNelly, lo scrittore che per primo ha avanzato questa teoria  nel suo libro &#8220;Dracula era una Donna&#8221;, anche il personaggio del servo,  Renfield, ricorderebbe i servi sottomessi e malati di mente di Erzsébet.  Dunque Bram Stoker, prima di scrivere il &#8220;Dracula&#8221;, ha letto le pagine  del reverendo Sabine Baring-Gould? I nemici di questa tesi dicono  fermamente di no.<br />
Quest&#8217;ipotesi viene comunque dibattuta, a colpi di libri, da molto  tempo, perciò lasciamo a voi il compito di approfondirla.</p>
<p>Attualmente non si sa per certo se Erzébet Bathóry bevesse sangue o  addirittura lo utilizzasse per fare dei bagni. Grazie però ai documenti  dell&#8217;epoca, che testimoniano il numero delle sue vittime e le torture  che infliggeva loro, possiamo affermare con sicurezza che la Contessa  Sanguinaria è stata il serial killer più violento, più prolifico e più  mostruoso della storia umana.</p>
<p>&#8220;<em>Quando il tuo servitore è in pericolo, manda in suo soccorso un  esercito di 99 gatti, poiché dei gatti tu sei il signore. I 99 gatti  arriveranno con grande velocità e mangeranno il cuore del nemico, e del  tuo servitore sarà salva la vita</em>&#8221;<br />
(Uno dei riti del dio Isten che probabilmente era iscritta sulla  pergamena di Erzsébet Bathóry).</p>
<p>DANIELE DEL FRATE  15-04-2005</p>
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		<title>I FOSSILI RIVELANO CHE I MAYA CONOSCEVANO LA PREISTORIA</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 08:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antica Trieste</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pillole di Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[I FOSSILI RIVELANO CHE I MAYA CONOSCEVANO LA PREISTORIA
inserita il 23 Giugno 2010
fonte: artdaily.com
Per gli abitanti di Palenque, fossili marini sono stati la prova convincente che il terreno era coperto dal mare molto tempo fa, e la separazione da questo fatto ha creato la loro idea dell&#8217;origine del mondo
Recenti indagini interdisciplinari riguardanti 31 fossili marini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I FOSSILI RIVELANO CHE I MAYA CONOSCEVANO LA PREISTORIA</p>
<p>inserita il 23 Giugno 2010<br />
fonte: artdaily.com<br />
Per gli abitanti di Palenque, fossili marini sono stati la prova convincente che il terreno era coperto dal mare molto tempo fa, e la separazione da questo fatto ha creato la loro idea dell&#8217;origine del mondo</p>
<p>Recenti indagini interdisciplinari riguardanti 31 fossili marini trovati nella zona archeologica di Palenque, in Chiapas, rivelano che i Maya concepirono le loro credenze da questo tipo di vestigia, così la loro idea del mondo sotterraneo era associata all&#8217;acqua.</p>
<p>Per gli abitanti di Palenque, i fossili marini sono stati la prova convincente che il terreno era coperto dal mare molto tempo fa, e la separazione da questo ha creato la loro idea dell&#8217;origine del mondo, ha dichiarato l&#8217;archeologa Martha Cuevas, responsabile, con il geologo Jesus Alvarado, della ricerca condotta dall&#8217;Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) e dall&#8217;Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).</p>
<p>Nel corso di 3 anni, l&#8217;indagine è stata orientata a comprendere il simbolismo dato dai Maya ad antiche vestigia preistoriche, in particolare i 31 esemplari rinvenuti nel sito archeologico.</p>
<p>I ricercatori INAH hanno detto che resti pietrificati sono stati trovati principalmente in contesti funerari, in particolare i diversi fossili di animali marini, denti di squalo e spine e pungiglioni depositati come parti di offerte funerarie.</p>
<p>&#8220;Durante l&#8217;indagine condotta presso i templi del gruppo del Nord e la struttura di fronte a loro, sono state trovate lastre di fossili marini utilizzate dai Maya come lapidi o offerti alle divinità, il che è importante nello studio della cosmogonia Maya&#8221;.</p>
<p>Fino ad ora, 31 fossili di varie epoche sono stati scoperti, i più antichi risalenti al Paleocene, circa 63 milioni anni fa. &#8220;Le vestigia sono state utilizzate in contesti rituali durante il periodo Tardo Classico (600-850 d.C.), quando sono state ritrovate dagli abitanti di Palenque&#8221;.</p>
<p>Questa ricerca &#8220;attende di sapere se è stato attraverso il contatto con i fossili più di 1.200 anni fa, che questi elementi sono stati inclusi nella loro visione del mondo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Crediamo che da queste scoperte casuali probabilmente si formò l&#8217;idea della creazione del mondo che conosciamo grazie alle rappresentazioni iconografiche e ai testi geroglifici lasciati, così come i miti che fanno parte della tradizione orale&#8221;, ha commentato Martha Cuevas.</p>
<p>Ha aggiunto che &#8220;secondo informazioni di miti coloniali, per le persone di Palenque questi fossili erano testimoni del fatto che il terreno era stato coperto dal mare nei tempi antichi, quando gli dèi ordinarono all&#8217;acqua di ritirarsi, la loro città emerse e cominciò l&#8217;era attuale&#8221;.</p>
<p>&#8220;I Maya di Palenque avevano l&#8217;idea che la Terra era diversa mille anni fa, e che il mondo è mutevole, oggetto di trasformazione&#8221;.</p>
<p>Confermare ciò significa che essi dedussero che i fossili marini fossero importanti perché si riferivano al momento in cui ci fu l&#8217;origine dell&#8217;umanità e perché erano rapportati con la morte, quindi credevano che quando le persone morivano esse facessero ritorno al loro luogo di origine.</p>
<p>&#8220;I fossili utilizzati in contesti funerari sono correlati con la concezione che avevano circa il mondo sotterraneo, come un mondo acquatico da raggiungere dopo la morte&#8221;, ha aggiunto l&#8217;archeologa dell&#8217;INAH.</p>
<p>Martha Cuevas ha anche ricordato che la ricerca prevede lo studio delle rappresentazioni iconografiche e dei testi geroglifici trovati sul sito, che, in un certo senso, sono correlati con i fossili.</p>
<p>Un esempio di questo è il 14° pannello. Esso rappresenta una scena del mitico viaggio agli inferi del sovrano Maya Kan Balam II in un&#8217;epoca remota, 932 mila anni fa.</p>
<p>&#8220;Secondo la leggenda, quando Kan Balam II morì nel 702 d.C., suo fratello e successore K&#8217;an Joy Chitam II ordinò la creazione di questo notevole rilievo. Si può vedere la stele Kan Balam II che danza e sua madre, anch&#8217;essa morta, Ts&#8217;ak AHAW.</p>
<p>&#8220;Il fondo del rilievo mostra 3 livelli contrassegnati da icone che indicano il luogo dove si trovano i personaggi, le espressioni&#8221; nab &#8220;, corpo d&#8217;acqua, e &#8220;hets&#8217;an Kak nab&#8221;, mare calmo, indicano l&#8217;aspetto del mondo durante l&#8217;età mitica, quando tutto era acqua e gli dei non avevano ancora ordinato qlla terra di emergere &#8220;.</p>
<p>&#8220;Nei dipinti su vasellame abbiamo trovato rappresentazioni di specie di pesci, denti di squalo e spine e aculei simili a quelli trovati nei fossili&#8221;, ha concluso.<br />
(10 Giugno 2010)</p>
<p>link: http://www.artdaily.org/index.asp?int_sec=2&amp;int_ne&#8230;</p>
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		<title>LE AMAZZONI E ATLANTIDE</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 07:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antica Trieste</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Curiosita in pillole]]></category>

		<category><![CDATA[Misteri del passato]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>LIII. Si racconta che ai confini della terra e all&#8217;occidente della  Libia abiti una nazione governata da donne, che hanno costumi del tutto  diversi dai nostri. Le donne usano prestare servizio militare durante un  periodo di tempo determinato, conservando la propria verginità. Quando  il termine del servizio militare è raggiunto, si accostano agli uomini  per averne dei figli, e coprono le magistrature e tutte le funzioni  pubbliche. Gli uomini trascorrono tutta la propria vita a casa, come le  nostre casalinghe, dedicandosi solamente a occupazioni domestiche; sono  tenuti lontani dall&#8217;esercito, dalla magistratura e da ogni altra  funzione pubblica che possa ispirare loro l&#8217;idea di sottrarsi al giogo  delle donne. Dopo aver partorito, le Amazzoni consegnano il neonato tra  le mani degli uomini, che pensano a nutrirlo di latte e d&#8217;altri alimenti  appropriati per la sua età. Se il bambino è una femmina, le si bruciano  le mammelle, per impedire a tali organi di svilupparsi con l&#8217;età,  perché delle mammelle prominenti sarebbero scomode per l&#8217;esercizio  guerriero; ciò spiega il nome d&#8217;Amazzoni che i Greci hanno dato loro.  Secondo la tradizione, le Amazzoni abitavano in un&#8217;isola chiamata  Espera, posta a occidente, nel lago Tritonide. Questo lago, che si trova  presso l&#8217;Oceano che circonda la terra, trae il proprio nome dal fiume  Tritone, che vi si getta. Il lago Tritonide si trova in vicinanza  dell&#8217;Etiopia, al piede della più alta montagna di quel paese, che i  Greci chiamano Atlante, e che tocca l&#8217;Oceano. L&#8217;isola Espera è  abbastanza grande e piena d&#8217;alberi da frutto d&#8217;ogni specie, che  forniscono cibo agli abitanti. Questi si nutrono anche del latte e della  carne, delle quali hanno grandi greggi, ma non hanno ancora appreso la  coltivazione del grano. Spinte dai propri istinti guerrieri, le Amazzoni  sottomisero prima con le armi tutte le città dell&#8217;isola, tranne una  sola che si chiamava Mené, ed era considerata sacra. Questa città era  abitata da Etiopi mangiatori di pesce, vi si vedevano esalazioni  infiammate, e vi si trovavano molte pietre preziose, come quelle che i  Greci chiamano carbonchi (rubini), sardoines (pietre di calcedonio) e  smeraldi. Dopo, le Amazzoni soggiogarono le terre circostanti, molte  tribù libiche e costruirono, nel lago Tritonide, una città che  chiamarono Cherconeso, a causa del suo aspetto.</p>
<p>LIV. Incoraggiate  dai loro successi, le Amazzoni percorsero diverse parti del mondo. Si  dice che i primi uomini attaccati da loro fossero gli Atlanti, il popolo  più civilizzato di quelle terre, che abitavano in una regione ricca,  con grandi città. Fu presso gli Atlanti e nel paese vicino all&#8217;Oceano  che, secondo la mitologia, nacquero gli dèi; e ciò si accorda abbastanza  bene con i racconti dei mitologi greci; più avanti ne parleremo  dettagliatamente. Si dice che Myrina, regina delle Amazzoni, raccolse un  esercito di trentamila donne di fanteria, e di ventimila a cavallo;  esse si applicavano in modo particolare all&#8217;esercizio del cavallo, per  la sua utilità in guerra. Usavano portare come difesa delle pelli di  serpente, poiché in Libia si trovano rettili enormi. Le loro armi  offensive erano spade, lance e archi. Sapevano servirsene molto bene,  non solo per attaccare, ma anche per respingere chi le avesse messe in  fuga. Dopo aver invaso il territorio degli Atlanti, esse sconfissero in  battaglia campale gli abitanti di Kerne e inseguirono i fuggiaschi, si  dentro le mura. S&#8217;impadronirono della città e maltrattarono i  prigionieri, per diffondere il terrore tra i popoli vicini. Passarono a  fil di spada tutti gli uomini puberi, ridussero in schiavitù le donne e i  bambini, e demolirono la città. Quando la voce del disastro dei  Kerneani si diffuse in tutto il paese, gli altri Atlanti ne furono  talmente terrorizzati che tutti, di comune accordo, consegnarono le loro  città e promisero di fare tutto ciò che fosse stato loro ordinato.</p>
<p>La  regina Myrina li trattò con dolcezza, accordò loro la propria amicizia  e, al posto della città distrutta, ne fondò un&#8217;altra a cui diede il  proprio nome. La popolò con tutti gli indigeni, da lei fatti  prigionieri, che volessero abitarvi. Dopo di che, gli Atlanti le fecero  doni magnifici e le tributarono pubblicamente grandi onori, ed ella  accettò i segni del loro affetto e promise di proteggerli. Poiché gli  Atlanti erano spesso attaccati dalle Gorgoni, che stavano nelle  vicinanze e che da sempre erano loro nemiche, la regina Myrina andò a  combattere le Gorgoni nel loro paese, dietro preghiera degli Atlanti. Le  Gorgoni si schierarono in battaglia e il combattimento fu accanito, ma  infine le Amazzoni le sopraffecero e uccisero un gran numero delle  nemiche, e fecero più di tremila prigioniere. Poiché le altre erano  fuggite nei boschi, Myrina, che voleva distruggere completamente quella  nazione, appiccò il fuoco; non essendo riuscita in tale disegno, si  ritirò alle frontiere del paese. LV. Una notte le Amazzoni, eccitate dal  successo, facevano la guardia con negligenza. Allora le Gorgoni  prigioniere riuscirono a riprendersi le spade e ne sgozzarono un gran  numero, ma furono ben presto circondate dalle Amazzoni e sopraffatte dal  numero. Furono tutte uccise, dopo una vigorosa resistenza. Myrina fece  bruciare su tre roghi i corpi delle compagne uccise e fece innalzare con  la terra tre grandi tumuli, che sono chiamati ancor oggi le tombe delle  Amazzoni. In seguito le Gorgoni, che si erano moltiplicate, furono  attaccate anche da Perseo, figlio di Zeus (Dia); Medusa era allora la  loro regina. Infine le Gorgoni, così come la razza delle Amazzoni,  furono sterminate da Eracle, quando, durante la sua spedizione a  Occidente, pose una colonna in Libia, poiché non poteva tollerare che,  dopo tutti i benefici che egli aveva offerto al genere umano, ci fosse  una nazione governata da donne.</p>
<p>Si dice che il lago Tritonide sia  completamente scomparso a causa di terremoti, che hanno fatto rompere la  diga verso l&#8217;Oceano.</p>
<p>Myrina, dopo aver percorso con il suo  esercito gran parte della Libia, entrò in Egitto, dove si legò  d&#8217;amicizia con Horus, figlio d&#8217;Iside, che era in quel tempo il re del  paese. Di là, andò a fare la guerra agli Arabi, e ne sterminò un  grandissimo numero. In seguito, sottomise tutta la Siria; gli abitanti  della Cilicia le andarono incontro offrendole doni e promettendole di  sottomettersi volontariamente ai suoi ordini. Myrina lasciò loro la  libertà, poiché erano venuti ad arrendersi spontaneamente. Perciò ancor  oggi essi sono chiamati Eleuthero–Cilici. Dopo aver fatto la guerra ai  popoli che abitano presso il monte Tauro, famosi per la loro forza, ella  entrò nella grande Frigia, situata presso il mare, e, dopo aver  percorso con il proprio esercito diverse terre lungo il mare, terminò la  sua spedizione lungo il fiume Caïcus. Nel paese conquistato, scelse i  luoghi più adatti per la fondazione di città; ne costruì parecchie, tra  le quali una portò il suo nome. Alle altre città diede il nome delle  Amazzoni che avevano comandato i principali corpi d&#8217;armata, come le  città di Cyme, di Pitana e di Priene, che si trovano sul mare, e ne  fondò diverse altre all&#8217;interno. Sottomise anche alcune isole e  particolarmente Lesbo, ove fondò la città di Mitilene, dal nome di sua  sorella, che aveva partecipato alla spedizione. Mentre andava a  sottomettere altre isole, la sua nave fu colpita da una tempesta; e,  implorando la madre degli dèi per la propria salvezza, fu gettata su  un&#8217;isola deserta; seguendo un avvertimento ricevuto in sogno, consacrò  tutta quell&#8217;isola alla dea che aveva invocato, le eresse degli altari e  istituì sacrifici in suo onore. Diede a quell&#8217;isola il nome di  Samotracia che, tradotto in greco, significa « isola santa ». Alcuni  storici sostengono che quell&#8217;isola dapprima si chiamasse Samos e che  dopo divenne Samotracia, dai Traci che vi abitavano. Comunque sia,  quando, secondo la tradizione, le Amazzoni ebbero conquistato il  continente, la madre degli dèi portò in quest&#8217;isola, a lei gradita, dei  coloni per popolarla, tra i quali i propri stessi figli, i Coribanti, il  cui padre è rivelato solo a coloro che sono iniziati ai misteri. Quella  dea insegnò loro i misteri che ancor oggi sono celebrati nell&#8217;isola, e  vi consacrò un tempio inviolabile. A quell&#8217;epoca, Mopso di Tracia,  bandito dalla patria da parte del re Licurgo, invase il paese delle  Amazzoni con un esercito. Sipilo, della nazione degli Sciti, bandito a  sua volta dalla propria patria, la Scizia, limitrofa della Tracia, si  unì alla spedizione di Mopso. Vi fu una battaglia; le truppe di Mopso e  di Sipilo riportarono la vittoria. Myrina, la regina delle Amazzoni, e  la maggior parte delle sue compagne furono massacrate. Vi furono in  seguito diversi altri combattimenti nei quali i Traci rimasero  vincitori, e ciò che rimaneva dell&#8217;esercito delle Amazzoni si ritirò in  Libia. Questa fu, secondo la mitologia, la fine della spedizione delle  Amazzoni.</p>
<p>LVI. Poiché abbiamo menzionato gli Atlanti,  pensiamo che non sia fuori luogo riferire ciò che essi raccontano sulla  nascita degli dèi. Le loro tradizioni non sono, a tal proposito, molto  lontane da quelle dei Greci. Gli Atlanti abitano sul litorale  dell&#8217;Oceano, in una terra molto fertile. Sembrano distinguersi dai loro  vicini per la loro pietà e la loro ospitalità. Pretendono che il loro  paese sia stato la culla degli dèi, e il più celebre di tutti i poeti  della Grecia sembra condividere tale opinione, quando fa dire a Hera:  &#8220;Parto per visitare i limiti della Terra, l&#8217;Oceano, padre degli dèi, e  Teti, loro madre&#8221;. Ora, secondo la tradizione mitologica degli Atlanti,  il loro primo re fu Urano. Quel principe radunò tra le mura d&#8217;una città  gli uomini, che prima di lui erano sparsi per le campagne. Ritirò i suoi  sudditi dalla vita selvaggia, insegnò loro l&#8217;uso dei frutti e la  maniera di conservarli, e trasmise loro diverse altre invenzioni utili.  Il suo impero di estendeva su quasi tutta la terra, ma principalmente  verso occidente e verso il nord. Preciso osservatore degli astri, egli  predisse diversi eventi che dovevano accadere nel mondo, e insegnò alle  nazioni a misurare l&#8217;anno tramite il percorso del sole, e i mesi con il  corso della luna, e divise l&#8217;anno in stagioni. Il volgo, che ignorava  l&#8217;ordine eterno del movimento degli astri, ammirava queste predizioni e  guardava colui che le aveva fatte come un essere soprannaturale. Dopo la  sua morte, i popoli gli decretarono onori divini, in ricordo dei  benefici che avevano ricevuto da lui. Diedero il suo nome all&#8217;universo;  sia perché gli attribuivano la conoscenza della levata e del tramonto  degli astri e d&#8217;altri fenomeni naturali, sia per testimoniare la loro  riconoscenza con gli onori eminenti che gli rendevano. Infine lo  chiamarono re eterno di tutte le cose.</p>
<p>LVII. Secondo le stesse  tradizioni, Urano ebbe quarantacinque figli, da diverse donne ; ne ebbe  diciotto da Titea. Questi ultimi, ciascuno dei quali aveva un nome  particolare, furono identificati col nome collettivo di Titani dal nome  della loro madre. Titea, conosciuta per la sua saggezza e la sua  benevolenza, fu, dopo la morte, elevata al rango degli dèi da coloro che  aveva colmato di beni, e il suo nome fu mutato in quello di Gea  (Terra). Urano ebbe anche parecchie figlie, e le due maggiori furono le  più famose, Basilea e Rea, che qualcuno chiama anche Pandora. Basilea,  la più grande e al tempo stesso la più saggia e la più intelligente,  allevò tutti i suoi fratelli e prodigò loro le cure di una madre. Perciò  fu soprannominata la Grande Madre. Quando suo padre fu elevato al rango  degli dèi, ella salì sul trono col consenso dei popoli e dei suoi  fratelli. Era ancora vergine e, per un eccesso di saggezza, non voleva  sposarsi. Più tardi, per avere dei figli che potessero succederle nella  regalità, Sposò Hyperion, quello tra i fratelli che più amava. Ne ebbe  due figli, Helio e Selene, entrambi ammirevoli per bellezza e saggezza.  La sua felicità attirò a Basilea la gelosia dei fratelli i quali,  temendo che Hyperion s&#8217;impadronisse del regno, concepirono un disegno  esecrabile. Complottarono tra loro e sgozzarono Hyperion e annegarono  nell&#8217;Eridano suo figlio Helio, che era ancora un bambino. Quando tale  disgrazia fu scoperta, Selene, che amava molto il fratello, si precipitò  dall&#8217;alto del palazzo. Mentre Basilea cercava lungo il fiume il corpo  di suo figlio Helio, si addormentò per la stanchezza e vide in sogno  Helio che la consolò, raccomandandole di non affliggersi per la morte  dei suoi figli ; aggiunse che i Titani avrebbero ricevuto il meritato  castigo, che sua sorella e lui si sarebbero trasformati in esseri  immortali per ordine d&#8217;una provvidenza divina; che quello che un tempo  si chiamava il cielo del fuoco sacro sarebbe stato indicato dagli uomini  col nome di Helio (Sole), e che l&#8217;antico nome di Mene sarebbe stato  mutato in quello di Selene (Luna). Al suo risveglio, ella raccontò al  popolo il sogno che aveva avuto, e le sue disgrazie. Poi ordinò di  accordare ai suoi figli onori divini, e proibì a chiunque di toccare il  loro corpo. Dopo di che, fu presa da una specie di mania. Afferrava i  giocattoli della figlia, e strumenti rumorosi, e andava in giro per  tutto il paese, con i capelli sciolti, danzando come al suono dei  timpani e dei cimbali, causando sorpresa in chi la vedeva. Tutti ebbero  pietà di lei; qualcuno cercò di fermarla, quando arrivò una gran  pioggia, accompagnata da tuoni in continuazione. Il quel momento,  Basilea scomparve. Il popolo, rimasto attonito per l&#8217;evento, collocò  Helio e Selene tra gli astri. Furono innalzati altari in onore della  loro madre e si offrirono sacrifici, con altri onori, al suono di  timpani e cimbali, imitando ciò che ella aveva fatto.</p>
<p>LVIII. I  Frigi raccontano in modo diverso la nascita di questa dea. Secondo la  loro tradizione, Meone, che regnava un tempo sulla Frigia e la Lidia,  sposò Dindima e ne ebbe una figlia. Non volendo allevarla, ma espose sul  monte Cibelo. Là, protetta dagli dèi, la bambina fu nutrita dal latte  delle pantere e d&#8217;altri animali feroci. Alcune donne, che portavano le  loro greggi a pascolare sulla montagna, furono testimoni di questo fatto  miracoloso; presero con sé la bambina e la chiamarono Cibele, dal nome  del luogo ove l&#8217;avevano trovata. La ragazza, crescendo, si fece notare  per bellezza, intelligenza e spirito. Inventò il primo flauto a diverse  canne e introdusse nei giochi e nella danza i cimbali e i timpani.  Compose rimedi purificanti per gli animali malati e i neonati e, poiché  guariva molti bambini, che teneva tra le braccia, con canti magici,  ricevette per tali buoni gesti il nome di Madre della montagna. Si dice  che il suo amico più intimo fosse Marsia il Frigio, un uomo ammirato per  il suo spirito e la sua saggezza. Marsia diede una prova del suo  spirito quando inventò il flauto semplice, capace di imitare da solo  tutti i suoni del flauto a diverse canne, e si può valutare la sua  castità dal fatto che morì senza aver conosciuto i piaceri di Venere.  Tuttavia, arrivata all&#8217;età della pubertà, Cibele amò un giovane del  paese, chiamato prima Attis e poi Papas. Ebbe con lui rapporti intimi e  rimase incinta, quando fu riconosciuta dai suoi genitori.</p>
<p>LIX.  Ricondotta al palazzo del re, fu dapprima ricevuta come una vergine dal  padre e dalla madre. La sua colpa fu poi scoperta e il padre fece  uccidere le pastore che l&#8217;avevano nutrita, e Attis, e lasciò insepolti i  loro corpi. Trasportata dall&#8217;amore per quel giovane e afflitta dalla  sorte delle sue nutrici, Cibele impazzì e percorse il paese coi capelli  sciolti, gemendo e battendo il tamburo. Marsia, preso dalla  commiserazione, si mise a seguirla volontariamente, in ricordo  dell&#8217;amicizia che un tempo le aveva portato. Arrivarono così insieme  presso Dioniso a Nisa e qui incontrarono Apollo, celebre in quel tempo  come suonatore di cetra. Si pretende che Hermes sia stato l&#8217;inventore di  questo strumento, ma che Apollo sia stato il primo che se ne servì con  metodo. Marsia entrò in gara con Apollo per l&#8217;arte della musica, e  scelsero gli abitanti di Nisa come giudici. Apollo suonò per primo sulla  cetra, senza accompagnamento di canto, ma Marsia, col suo flauto, colpì  maggiormente gli ascoltatori per la novità del suono e per la melodia  della sua arte, se sembrò in grado di vincere di gran lunga sul rivale.  Convennero di riprendere la gara e di dare ai giudici una nuova prova  della loro abilità. Apollo suonò dopo il rivale e, mescolando il canto  al suono della cetra, sorpassò di gran lunga il suono primitivo del  flauto da solo. Marsia, indignato, protestò agli uditori la propria  frustrazione contro l&#8217;ingiustizia; perché bisognava valutare  l&#8217;esecuzione strumentale e non la voce, ma si trattava di sapere se  fosse la cetra o il flauto a vincere per armonia e melodia del suono. In  una parola, era ingiusto impiegare due arti contro una sola. Apollo  rispose, secondo quanto raccontano i mitologi, che non aveva preso alcun  vantaggio su di lui; che aveva fatto come Marsia che soffiava nel suo  flauto e che, affinché la lotta fosse uguale, bisognava che nessuno dei  due antagonisti si servisse della bocca nell&#8217;esercizio della propria  arte, oppure che entrambi non si servissero delle dita. Gli uditori  trovarono che Apollo aveva ragionato giustamente e ordinarono una nuova  prova. Marsia fu vinto ancora e Apollo, che era rimasto inasprito dalla  lotta, lo scorticò vivo. Apollo tuttavia se ne pentì poco tempo dopo e,  constatando quanto aveva fatto, ruppe le corde della sua cetra e fece  scomparire il modo armonico che aveva inventato. Le Muse poi ritrovarono  la Mese, Linus Lichanos, Orfeo e Thamiris, Hipate e Paripate. Apollo  depose nella grotta di Dioniso la sua cetra e i flauti di Marsia,  divenne amante di Cibele e l&#8217;accompagnò nei suoi spostamenti sino agli  Iperborei. In quell&#8217;epoca, i Frigi erano afflitti da una malattia e la  terra era sterile. Nella loro sventura, gli abitanti si rivolsero  all&#8217;oracolo, che ordinò loro di seppellire il corpo di Attis e d&#8217;onorare  Cibele come una dea. Ma poiché il corpo di Attis era stato interamente  corroso dal tempo, i Frigi lo raffigurarono come un giovane uomo.  Davanti a lui facevano grandi lamentazioni, per calmare la collera di  colui che era stato ingiustamente messo a morte. Questa cerimonia si è  conservata sino ad oggi. Compiono anche sacrifici annuali in onore di  Cibele sui loro antichi altari. Infine le costruirono un magnifico  tempio a Pisinunte, in Frigia, e le dedicarono delle feste. A questa  solennità contribuì grandemente il re Mida. La statua di Cibele è  circondata da leoni e da pantere, perché si ritiene che la dea fosse  allattata da quegli animali. Ecco quello che i Frigi e gli Atlanti, che  abitano sulle rive dell&#8217;Oceano, raccontano della madre degli dèi.</p>
<p>LX.  Dopo la morte d&#8217;Hyperion, i figli d&#8217;Urano si divisero il regno. I più  celebri furono Atlante e Cronos. Le terre litorali erano toccate in  sorte ad Atlante, che diede il suo nome ai suoi sudditi Atlanti, e alla  più alta montagna del suo paese. Atlante eccelleva nell&#8217;astrologia e fu  il primo a raffigurare il mondo come una sfera. Di là viene la favola,  secondo la quale Atlante porta il mondo sulle sue spalle. Atlante ebbe  parecchi figli; ma Espero si distinse solo per la sua pietà, per la sua  giustizia e la sua dolcezza. Salito in cima all&#8217;Atlante per osservare  gli astri, Espero fu improvvisamente portato via da un vento impetuoso.  Il popolo, toccato dalla sua sorte, e ricordandosi le sue virtù, gli  decretò gli onori divini, e consacrò al suo nome il più brillante degli  astri.</p>
<p>Atlante fu anche padre di sette figlie che, dal nome del  padre, furono chiamate Atlantidi; i nomi di ciascuna di loro sono: Maia,  Elettra, Taigete, Asterope, Merope, Alcione e Celeno. Esse si  congiunsero ai più nobili degli eroi e degli dèi, e generarono figli che  furono i capi di molti popoli e che in seguito divennero famosi come i  loro padri. Maia, la maggiore di tutte, ebbe da Zeus (Dia) un figlio  chiamato Hermes, che fu l&#8217;inventore di parecchie arti utili agli uomini.  Le altre Atlantidi ebbero pure figli celebi; gli uni diedero la nascita  a diverse nazioni, e gli altri fondarono città. Perciò non solo alcuni  Barbari, ma anche i Greci, fanno discendere dalle Atlantidi la maggior  parte dei loro antichi eroi. Queste donne erano d&#8217;una saggezza notevole;  dopo la loro morte, elles furono venerate come divinità e poste nel  cielo, sotto il nome di Pleiadi. Le Atlantidi furono chiamate anche  Ninfe, perché nel loro paese si chiamavano così tutte le donne.</p>
<p>LXI.  Secondo il racconto dei mitologi, Cronos, fratello d&#8217;Atlante, si fece  invece notare per la sua empietà e avarizia. Sposò sua sorella Rea, e  generò Zeus (Dia), in seguito soprannominato l&#8217;Olimpico. Ci fu un altro  Zeus (Dia), fratello d&#8217;Urano e re di Creta, ma era inferiore in gloria a  quello che nacque dopo, perché quest&#8217;ultimo divenne padrone del mondo  intero. Zeus (Dia), re di Creta, ebbe dieci figli chiamati Cureti;  chiamò l&#8217;isola di Creta Idea, dal nome di sua moglie ; vi fu sepolto e  si mostra ancor oggi il luogo della sua tomba. Tuttavia i Cretesi  raccontano le cose in modo differente, e vi ritorneremo parlando della  storia di Creta. Cronos regnò sulla Sicilia, la Libia, e persino  sull&#8217;Italia. In breve, estese il suo impero su tutti i paesi  dell&#8217;Occidente. Costruì in questo paese fortezze, affidate a guardie, e  fortificò tutti i punti elevati. Ecco perché si chiamano ancor oggi  Saturniani (Cronou) i luoghi elevati che si vedono in Sicilia e nei  paesi occidentali. Zeus (Dia), figlio di Cronos, condusse una vita del  tutto opposta a quella di suo padre; si mostrò dolce e benevolo verso  gli uomini. Perciò gli uomini lo chiamarono Padre. Succedette al comando  dell&#8217;impero, sia che Cronos glie lo avesse ceduto volontariamente, sia  che vi fosse stato costretto dai suoi sudditi, che lo odiavano. Zeus  (Dia) vinse suo padre, che era venuto ad attaccarlo coi Titani, e  s&#8217;impadronì del trono. In seguito percorse tutta la terra per spargere i  suoi benefici sulla razza degli uomini. Dotato di gran forza e di molte  altre qualità, divenne ben presto padrone del mondo intero. Si sforzò  di rendere felici i suoi sudditi, puniva severamente gli empi e i  malvagi. Così, dopo la sua morte, gli uomini gli diedero il nome di  Zeus, perché aveva insegnato loro a vivere bene. Per riconoscenza lo  elevarono al cielo e gli decretarono il titolo di dio e di signore  eterno di tutto l&#8217;universo. Ecco in breve quali sono le tradizioni degli  Atlanti, relative all&#8217;origine degli dèi.</p>
<p><em>di Diodoro Siculo</em></p>
<p><em>(11 Giugno 2010)</em></p>
<p>link: <a href="http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=324" target="_blank">http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=324</a></p>
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		<title>Sardegna. Scoperti due nuovi siti archeosub nelle acque della Maddalena</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 07:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antica Trieste</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Antichi Reperti]]></category>

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		<description><![CDATA[Sardegna. Scoperti due nuovi siti archeosub nelle  acque della Maddalena
Autore: Martina Calogero              Nei fondali del litorale nord-orientale della Sardegna  sono stati scoperti due importanti siti archeologici sommersi  grazie alla collaborazione tra i Carabinieri del Nucleo Tutela  Patrimonio Cultura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Sardegna. Scoperti due nuovi siti archeosub nelle  acque della Maddalena</h2>
<p>Autore: <a href="http://rivista.archart.it/00author/martikalos/" title="Pubblicato  da Martina Calogero ">Martina Calogero</a>              Nei fondali del litorale nord-orientale della Sardegna  sono stati scoperti <strong>due importanti siti archeologici sommersi</strong>  grazie alla collaborazione tra i Carabinieri del Nucleo Tutela  Patrimonio Cultura di Sassari, i Subacquei di Cagliari, gli archeologi  della Soprintendenza per i Beni Culturali per le province di Sassari e  Nuoro e la Sezione Investigazioni Scientifiche di Sassari.</p>
<p>Il primo sito, individuato nelle acque prospicienti alla località  Costa Paradiso – Trinità d’Agultu e Vignola (Ss), conserva alcuni<strong>  dolia roman</strong>i, databili al primo secolo dopo Cristo, che  giacciono a oltre cinquanta metri di profondità. Il secondo giacimento,  secondo gli archeologi più rilevante dal punto di vista scientifico e  scoperto nel Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, vicino  alla Cala Corsara dell’isola di Spargi, è collegabile al<strong> relitto  di un’imbarcazione oneraria romana</strong>, databile a un’epoca  compresa tra il secondo secolo avanti Cristo e il secondo secolo dopo  Cristo.</p>
<p>I ricercatori hanno recuperato anche alcuni reperti della nave – tra  cui alcune lamine in piombo, molti frammenti di legno e cinque chiodi  bronzei, appartenenti alla carena e alla struttura dell’imbarcazione –  che saranno studiati dagli archeologi marini della Soprintendenza per  organizzare un’eventuale campagna di recupero.</p>
<p>I due ritrovamenti hanno un considerevole valore scientifico e  potranno fornire nuovi dati per ricostruire la storia del commercio  marittimo nell’isola all’epoca della dominazione romana.</p>
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		<title>Serbia, Dimitrovgrad. Torna alla luce una strada di epoca romana a due corsie</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 07:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antica Trieste</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Antichi Reperti]]></category>

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		<description><![CDATA[Serbia, Dimitrovgrad. Torna alla luce una strada  di epoca romana a due corsie
Autore: Martina Calogero              Durante i lavori per la realizzazione di una nuova  autostrada nel sud della Serbia è stata ritrovata, vicino alla piccola  città di Dimitrovgrad, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Serbia, Dimitrovgrad. Torna alla luce una strada  di epoca romana a due corsie</h2>
<p>Autore: <a href="http://rivista.archart.it/00author/martikalos/" title="Pubblicato  da Martina Calogero ">Martina Calogero</a>              Durante i lavori per la realizzazione di una nuova  autostrada nel sud della Serbia è stata ritrovata, vicino alla piccola  città di Dimitrovgrad, una <strong>strada romana</strong> in buono stato  di conservazione databile al primo secolo dopo Cristo. La<strong> via  militaris</strong> misura otto metri di larghezza ed è suddivisa in due  corsie di marcia.</p>
<p><strong>Miroslav Lazic</strong>, capo archeologo del sito, ha  aggiunto che sono stati scoperti numerosi ferri di cavallo che  dimostrano che si trattava di una via importante. Realizzata nella prima  metà del secolo è stata abbandonata e dimenticata col passare dei  secoli.</p>
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		<title>Kadanuumuu, un australopiteco che camminava in posizione eretta</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 07:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antica Trieste</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Animali]]></category>

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		<description><![CDATA[Kadanuumuu, un australopiteco che camminava in posizione eretta
giugno 25, 2010

di Aezio
Un team di antropologi guidato da Yohannes  Haile-Selassie, del Cleveland  Museum of  Natural  History, ha studiato lo scheletro di un Australopithecus  afarensis scoperto nel 2005 che, secondo la loro analisi, camminava  in posizione eretta.
Soprannominato Kadanuumuu (nella lingua Afar: “big man”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><h1>Kadanuumuu, un australopiteco che camminava in posizione eretta</h1>
<p>giugno 25, 2010</p>
<p><!--end post header--></p>
<p><p>di Aezio</p>
<p><!--end meta-->Un team di antropologi guidato da <a href="http://www.cmnh.org/site/ResearchandCollections/PhysicalAnthropology/Staff/Haile-Selassie.aspx" target="_blank">Yohannes  Haile-Selassie</a>, del Cleveland  Museum of  Natural  History, ha studiato lo scheletro di un <em>Australopithecus  afarensis</em> scoperto nel 2005 che, secondo la loro analisi, camminava  in posizione eretta.</p>
<p>Soprannominato Kadanuumuu (nella lingua Afar: “big man”, grande  uomo), la creatura visse 3.6 milioni di anni fa nell’area di  Woranso-Mille, nella depressione di Afar, in Etiopia – a 50 km di  distanza da dove venne trovato il più famoso individuo di <em>Australopithecus  afarensis</em>: Lucy.</p>
<p><a href="http://www.sciencecodex.com/scientists_announce_discovery_of_36_millionyearold_relative_of_lucy"><img src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2010/06/un-osso-dello-scheletro-di-kadanuumuu-ksd-vp-1-1-scoperto-nel-2005-yohannes-haile-selassie-cleveland-museum-of-natural-history.jpg?w=600&amp;h=450" height="450" width="600" /></a></p>
<p>Un osso  dello scheletro di Kadanuumuu (KSD-VP-1/1) scoperto nel 2005 (Yohannes  Haile-Selassie, Cleveland Museum of Natural History)</p>
<p><a href="http://www.pnas.org/content/suppl/2010/06/08/1004527107.DCSupplemental"><img src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2010/06/korsi-dora-e-la-localita-in-cui-e-stato-scavato-lo-scheletro-pnas.jpg?w=572&amp;h=279" height="279" width="572" /></a></p>
<p>Korsi  Dora è la località in cui è stato scavato lo scheletro (PNAS)</p>
<p>Gli australopitechi condividono alcuni tratti sia con gli scimpanzé  (per esempio, visi “sporgenti” e cervelli piccoli) che con gli umani.  Più importante, il loro scheletro sembra essere adatto alla camminata in  posizione eretta.</p>
<p>Finora sono più di 30 gli ossi di Kadanuumuu ad esser stati scoperti.  Tra questi, quelli degli arti, clavicole, scapole, gabbia toracica e  bacino.</p>
<p>La sorprendente somiglianza delle caratteristiche delle sue ossa con  quelle degli uomini moderni, dice Haile-Selassie, suggerisce che gli  odierni scimpanzé non siano dei buoni modelli per lo studio dei primi  antenati umani.</p>
<p>Per esempio, la scapola di Kadanuumuu è molto meno simile a quella  delle scimmie antropomorfe di quanto si pensasse basandosi sui frammenti  scheletrici di Lucy.</p>
<p>Anzi, se ne evincerebbe che l’<em>Australopithecus afarensis</em> non  fosse né migliore né peggiore nell’arrampicarsi sugli alberi di quanto  non faccia oggi l’essere umano.</p>
<p><a href="http://cosmiclog.msnbc.msn.com/_news/2010/06/21/4539675-lucys-great-grandfather-found"><img src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2010/06/il-parziale-scheletro-di-kadanuumuu-cmnh-pnas.jpg?w=252&amp;h=671" height="671" width="252" /></a></p>
<p>Il  parziale scheletro di Kadanuumuu (CMNH/PNAS)</p>
<p>Lo studio, <a href="http://www.pnas.org/content/early/2010/06/07/1004527107" target="_blank">pubblicato su PNAS</a>, sostiene che Kadanuumuu fosse  più adatto alla camminata in posizione eretta di quanto non fosse la  stessa Lucy, che pure è più giovane di circa 400000 anni. In particolare  è stata notata la maggiore lunghezza degli arti inferiori di Kadanuumuu  rispetto a quelli di Lucy, una caratteristica che avrebbe reso più  facile la camminata.</p>
<p>Quando venne trovata Lucy, gli scienziati pensarono che la sua specie  fosse nel mezzo di una transizione dall’arrampicata sugli alberi e la  camminata in posizione eretta.</p>
<p>Lo scheletro di Kadanuumuu suggerisce invece che questa transizione  avvenne già centinaia di migliaia di anni prima, dice Haile-Selassie.</p>
<p>Ma allora perché Lucy sembrerebbe meno adatta alla camminata in  posizione eretta?</p>
<p><a href="http://cosmiclog.msnbc.msn.com/_news/2010/06/21/4539675-lucys-great-grandfather-found"><img src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2010/06/riproduzione-di-lucy-dave-einsel-getty-images.jpg?w=380&amp;h=262" height="262" width="380" /></a></p>
<p>Riproduzione  di Lucy (Dave  Einsel/Getty Images)</p>
<p>Perché eccezionalmente piccola, risponde Haile-Selassie.</p>
<p>Negli ultimi 35 anni, infatti, sono stati trovati altri campioni di <em>Australopithecus  afarensis </em>che suggeriscono una corporatura più grande di quella di  Lucy (alta 1.1 metri) e persino di quella di Kadanuumuu (alto 1.5 – 1.8  metri) – bisogna però considerare che significative differenze nella  grandezza tra individui di <em>Australopithecus afarensis</em> sono  state trovate anche a seconda del sesso.</p>
<p>L’essersi basati essenzialmente su Lucy, il cui scheletro rimane il  più completo della sua specie, potrebbe aver condotto diversi scienziati  a interpretazioni sbagliate.</p>
<p>Queste conclusioni sono inoltre compatibili con le famose <a href="http://ilfattostorico.com/2010/03/21/le-impronte-fossili-di-laetoli/" target="_blank">impronte fossili di Laetoli</a>, scoperte nel 1976 in  Tanzania. Lasciate circa 3.6 milioni di anni fa da tre individui,  probabilmente <em>Australopithecus afarensis</em>,  queste impronte  mostrano un’andatura in posizione eretta – molto prima, dunque, del  tempo di Lucy.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/docnico/478044617/"><img src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2010/06/i-calchi-dellolduvai-gorge-museum-in-tanzania-docnico-flickr.jpg?w=500&amp;h=342" height="342" width="500" /></a></p>
<p>I calchi  dell&#8217;Olduvai gorge museum, in Tanzania (docnico/flickr)</p>
<p>“Ciò che abbiamo adesso sono le prove scheletriche che integrano  quelle orme”, dice Haile-Selassie.</p>
<p>Un punto su cui concorda anche <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Donald_Johanson" target="_blank">Donald  Johanson</a>, il paleoantropologo dell’Università dell’Arizona che  scoprì Lucy nel 1974: “Ciò supporta molto di quello che già conoscevamo”  (riguardo all’abilità dell’australopiteco di camminare in posizione  verticale).</p>
<p>Egli non è tuttavia convinto che Kadanuumuu fosse più adatto di Lucy  per farlo.</p>
<p><a href="http://news.nationalgeographic.com/2010/06/100621-lucy-early-humans-walking-upright-science/"><img src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2010/06/altra-raffigurazione-di-lucy-tim-boyle-getty-images.jpg?w=600&amp;h=450" height="450" width="600" /></a></p>
<p>Altra  raffigurazione di Lucy (Tim Boyle, Getty Images)</p>
<p>Lo studio potrebbe insomma indurre gli antropologi a guardare molto  più indietro per cercare quando i primi ominidi iniziarono a camminare  su due gambe in posizione eretta.</p>
<p>Forse cominciò già l’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Australopithecus_anamensis" target="_blank"><em>Australopithecus anamensis</em></a>, vissuto  nell’Africa orientale tra i 4.2 e i 3.9 milioni di anni fa. <a href="http://ilfattostorico.com/2009/10/09/i-primi-ominidi-cominciarono-a-camminare-su-due-gambe-nelle-foreste/" target="_blank">Oppure, addirittura, l’<em>Ardipithecus ramidus</em></a>  (<a href="http://ilfattostorico.com/2010/05/29/il-piu-antico-antenato-%E2%80%9Cumano%E2%80%9D-ardi2/" target="_blank">anche  se al riguardo esistono diversi dubbi</a>),  abitante dell’Etiopia 4.4 milioni di anni fa.</p>
<p>Fonti: <a href="http://cosmiclog.msnbc.msn.com/_news/2010/06/21/4539675-lucys-great-grandfather-found" target="_blank">MSNBC</a>, <a href="http://news.nationalgeographic.com/2010/06/100621-lucy-early-humans-walking-upright-science/" target="_blank">National Geographic</a>.</p>
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		<title>Ritrovata Avaris, città egizia di oltre 3.500 anni fa</title>
		<link>http://anticatrieste.it/2010/06/23/ritrovata-avaris-citta-egizia-di-oltre-3500-anni-fa/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 07:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antica Trieste</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Antichi Reperti]]></category>

		<category><![CDATA[Luoghi ritrovati]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritrovata Avaris, città egizia
di oltre 3.500 anni fa
Sotto al delta del Nilo un team di archeologi austriaci
ha  scoperto i resti di una città che fu la capitale della popolazione  Hyksos, una popolazione nomade asiatica
 ARCHEOLOGIA
Ritrovata Avaris, città egizia
di oltre 3.500 anni  fa
Sotto al delta del Nilo un team di archeologi  austriaci
ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Ritrovata Avaris, città egizia<br />
di oltre 3.500 anni fa</h1>
<h2>Sotto al delta del Nilo un team di archeologi austriaci<br />
ha  scoperto i resti di una città che fu la capitale della popolazione  Hyksos, una popolazione nomade asiatica</h2>
<p> ARCHEOLOGIA</p>
<p>Ritrovata Avaris, città egizia<br />
di oltre 3.500 anni  fa</p>
<p>Sotto al delta del Nilo un team di archeologi  austriaci<br />
ha scoperto i resti di una città che fu la capitale della  popolazione Hyksos, una popolazione nomade asiatica</p>
<p><strong><strong></p>
<table width="1" align="left">
<tr>
<td><img src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2010/06/21/archeologia_b1--180x140.jpg" alt="La mappa satellitare di Avaris, città egizia scoperta da  archeologi austriaci" width="180" align="left" border="0" height="140" /></td>
</tr>
<tr>
<td>La mappa satellitare di Avaris, città egizia scoperta da archeologi  austriaci</td>
</tr>
</table>
<p></strong>MILANO – </strong>Avaris fu, circa 1.500 anni prima di Cristo, la  capitale egiziana del popolo Hyksos (il cui nome significa «sovrani dei  Paesi stranieri»), stirpe nomade asiatica che discese in Egitto al  termine del Medio Regno, per governarvi dal 1664 al 1569 a.C.. Ora una  missione archeologica austriaca ha localizzato alcuni resti di questa  città nei pressi del villaggio di Tell El-Dab&#8217;a, nella regione nord  orientale del delta del Nilo.</p>
<p><strong>LA SCOPERTA –</strong> È una scoperta importante per gli archeologi di  tutto il mondo. Il team austriaco è presente nell’area già da 35 anni: i  primi studi per ritrovare Avartis furono avviati nel 1975. Come ha <a href="http://timesofindia.indiatimes.com/Home/Science/3500-year-old-underground-town-found-in-Egypt/articleshow/6073681.cms" rel="nofollow" target="_blank"><u>raccontato l’archeologa a capo della  cordata Irene Mueller</u></a>, grazie all’uso del radar il suo gruppo di  studiosi ha potuto identificare la struttura urbanistica di Avaris, e  riconoscere diverse vie, costruzioni, abitazioni, templi, un porto  affacciato sul Nilo, due isole sommerse, pozzi di diverse dimensioni. Il  tutto sotto a una zona particolarmente ricca di verde e coltivazioni,  come è possibile vedere<a href="http://www.google.com/hostednews/ap/slideshow/ALeqM5gmlqUI9TuQVibcJRjc95USQoWAwgD9GF6MIO1?index=0" rel="nofollow" target="_blank"><u> nelle immagini da satellite</u></a>  in cui viene sovrapposta l’attuale conformazione fisica del territorio  all’estensione della vecchia capitale egizia. Proprio per via delle  molte abitazioni e aree agricole presenti oggi nella zona, è difficile  fare scavi per portare alla luce gli antichi resti.</p>
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<p> <strong>GLI HYKSOS – </strong>A governare questa capitale egizia fu una  popolazione che arrivò sul delta del Nilo dall’Asia, gli Hyksos.  Veneratori del dio Seth, cui edificarono un tempio ad Avartis, erano  composti da semiti e cananei. Da questa città questi nomadi si  spostarono poi verso Menfi, ma non governarono mai oltre il Medio  Egitto. Furono molti gli scambi con altre popolazioni, negli scritti si  trovano infatti tracce dei loro rapporti con Creta, l’Anatolia, le isole  dell’Egeo. Come già facevano i faraoni, anche gli Hyksos usavano  incidere i propri nomi sugli scarabei (considerati animali sacri) poi  collocati tra i bendaggi delle mummie. È grazie a loro che in Egitto si  iniziarono a usare i cavalli come animali da traino, e i carri per  combattere in guerra.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --> Eva Perasso</p>
<p class="akst_link"><a href="http://anticatrieste.it/?p=127&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_127" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a>
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