Michelangelo, codice segreto nella Cappella Sistina

Michelangelo, codice segreto nella Cappella Sistina

Un codice segreto nascosto sotto gli affreschi della Cappella Sistina e voluto da Michelangelo per lanciare un messaggio attraverso la sua passione per il disegno anatomico e la sua attenzione maniacale per i particolari del corpo umano.

E’ questa la tesi presentata dalla coppia di esperti americani di neuroanatomia Ian Suk e Rafael Tamargo.

In uno studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista Neurosurgery i due illustrano come siano riusciti ad individuare nel pannello iniziale dell’affresco, quello che raffigura Dio, il disegno nascosto di un cervello umano.

All’altezza della gola e del collo di Dio il disegno presenta delle irregolarità anatomiche e mentre il resto dei personaggi sono illuminati tutti a sinistra e dal basso, il collo di Dio è illuminato frontalmente.

Quanto basta per porre un’attenzione particolare sulla parte. Sovrapponendo poi il particolare del disegno all’immagine di un cervello visto dal basso i due combaciano perfettamente.

Per gli esperti nella parte centrale della tunica della figura si potrebbe nascondere anche il disegno di un midollo spinale.

Difficile però interpretare il messaggio nascosto nel codice: per Ian Suk e Rafael Tamargo potrebbe far riferimento al rapporto critico dell’artista toscano con la chiesa cattolica (a cura di BENEDETTA PERILLI)

Costruita tra il 1475 e il 1481 la Cappella Sistina, Roma, fu decorata da Michelangelo Buonarroti tra il 1508 e il 1512 con l’affresco del Giudizio Universale.

Nell’immagine A viene individuata l’area dell’affresco nella quale gli studiosi hanno rintracciato una difformità. A sinistra, foto B, un cervello umano visto dal basso infine, foto C, la sovrapposizione tra la gola di Dio e il cervello umano combacia perfettamente.

Secondo Ian Suk e Rafael Tamargo, che hanno pubblicato il loro studio sul codice di Michelangelo nella rivista Neurosurgery, anche la tunica di Dio nasconderebbe un messaggio segreto: nella parte centrale del vestito si potrebbe celare il disegno di un midollo spinale
(29 Maggio 2010)

link: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010…

Le leggi dei Sumeri

I Sumeri, la cui origine è sconosciuta, vissero in Mesopotamia per oltre mille anni tra il IV e il III millennio a.C.

Inventarono la scrittura, costruirono grandi città ed elaborarono la prima raccolta di leggi.

Le leggi sumere sono caratterizzate da una grande mitezza.

E’ completamente assente la legge del taglione (occhio per occhio, dente per dente), che è invece alla base della legislazione semitica del Codice di Hammurabi. Hammurabi, ad esempio, affermava che se il figlio del proprietario muore nel crollo di una casa, deve essere messo a morte il figlio del costruttore della casa.

I Sumeri preferivano aiutare la vittima prevedendo un congruo risarcimento per il danno subito. Se qualcuno ci danneggia l’auto è più ragionevole ottenere un risarcimento per effettuare le riparazioni piuttosto che andare a rovinare l’auto di chi ci ha danneggiato.

Solo in alcuni casi, molto gravi, si ricorreva alla pena di morte, che non poteva essere comminata da un normale giudice, ma doveva essere decisa dal sovrano.

All’ordalia, il giudizio divino, si ricorreva proprio quando non c’era alcun altro modo per determinare la colpevolezza dell’accusato.

Non erano previste torture, punizioni fisiche e nemmeno il carcere.

Località: Mesopotamia

Epoca: IV-III millennio a.C.

Fonti

Non esiste un codice sumero. Esistono solo provvedimenti sparsi o raccolte di leggi emesse da un sovrano. Inoltre va tenuto presente che molti documenti sono stati perduti e quanto è arrivato a noi è soltanto una piccolissima parte della legislazione sumera, che il caso ha salvato dalla distruzione.

Solo il codice di Ur-Nammu è sumero, ma l’influenza culturale sumera si protrasse, dopo la caduta di Ur, ancora per due secoli. Pertanto è possibile fare riferimento, almeno in parte, alla legislazione del periodo paleobabilonese antico.

Codice di Ur-Nammu

Il più antico codice sumero è quello di Ur-Nammu, l’ex generale che diede inizio alla terza dinastia di Ur e regnò dal 2113 al 2096 a.C. sul paese di Sumer e di Akkad. Il codice è scritto in sumero.

Codice di Lipit-Ishtar

Un altro codice è quello di Lipit-Ishtar, re di Isin, che governò dal 1934 al 1924 a.C. Sotto il controllo di Isin erano anche Nippur, Ur, Uruk, Eridu. In questo periodo l’egemonia sumera è terminata, i semiti stanno avendo il sopravvento. Il codice è scritto in sumero e vi permangono ancora valori tipici della cultura sumera.

Decreto di Sin-kashid

Abbiamo notizia di un decreto sui prezzi del re di Uruk Sin-kashid (1865-1833 a.C.).

Codice di Eshnunna

Il codice della città di Eshnunna (odierna Tell Asmar) risale probabilmente all’epoca del re Dadusha (secolo XVIII a.C.). Eshnunna avrebbe perso rapidamente la sua libertà e sarebbe entrata a far parte dell’impero di Hammurabi di Babilonia (1792-1750). Il codice è scritto in accadico, ma riflette ancora in parte la cultura sumera.

 


PRINCIPI GENERALI

Tipologia delle pene

Le leggi sumere prevedevano essenzialmente due tipi di pena: la morte e il risarcimento calcolato in quantità determinate di argento, orzo o altri beni equivalenti in valore.

Pena di morte

La morte era riservata a pochi casi considerati molto gravi e doveva essere autorizzata dal sovrano.

Pene pecuniarie

Le pene pecuniarie erano calcolate in sicli e venivano autorizzate da un giudice. Si andava da 2 sicli a 60 sicli, somma equivalente al salario di un lavoratore per 5 anni.

Non esistendo la moneta, che sarebbe stata inventata solo nel VI secolo a.C. in Asia Minore, i Sumeri utilizzavano una sorta di unità di conto con riferimento all’argento. Il siclo d’argento era il punto di partenza per tutti i calcoli economici.

Esilio

In alcuni rari casi era prevista la pena dell’esilio.

Riduzione in schiavitù

Un figlio degenere poteva essere venduto come schiavo.

Una persona poteva essere ridotta in schiavitù per debiti.

Carcere

Il carcere era ammesso solo in attesa del giudizio o della esecuzione della pena. Si ha notizia di un solo caso, peraltro dubbio, di condanna al carcere.

Legge del taglione

E’ totalmente assente il concetto semitico di legge del taglione.

I Sumeri preferivano risarcire la vittima piuttosto che sottoporre il reo a mutilazioni o altre pene che non avrebbero dato alcun beneficio alla vittima, se non la soddisfazione della vendetta.

Ordalia del fiume

In assenza di testimoni o di altre prove, per reati molto gravi, si ricorreva al giudizio divino mediante una ordalia nel fiume. L’accusato veniva gettato in acqua. Se il fiume lo rimandava a riva voleva dire che gli dei lo consideravano innocente e l’accusatore veniva condannato perché aveva accusato ingiustamente una persona la cui innocenza era attestata dagli dei. Se la persona annegava era colpevole.

Accusa falsa

Se l’accusatore non era in grado di provare la propria accusa veniva condannato alla pena prevista per quel tipo di reato.

Falsa testimonianza

Un testimone che avesse sostenuto il falso in un processo veniva condannato al pagamento di 15 sicli d’argento.

Competenza

Per i reati tra i 20 e i 60 sicli era competente il giudice. Per la pena di morte occorreva l’intervento del sovrano.

 


CODICE PENALE

Omicidio

La condanna per l’omicidio era la morte.

Rapina

La rapina veniva punita con la morte.

Furto

Il ladro era condannato a pagare il doppio di quanto aveva rubato.

L’autore di un furto in un frutteto era punito al pagamento di 10 sicli d’argento. Se veniva trovato a tagliare un albero la pena saliva a 30 sicli.

Se un uomo era trovato di giorno in mezzo alle messi veniva condannato a pagare 10 sicli. Di notte la pena diventava la morte.

Se un funzionario pubblico veniva in possesso di uno schiavo, di un asino o di un bue perduti, non li restituiva subito e li tratteneva presso di sé per oltre un mese veniva accusato di furto.

Proprietà sospetta

Se un uomo non era in grado di dimostrare da chi aveva acquisito uno schiavo o altri beni, era considerato un ladro.

Sequestro

Il sequestro era punito con il carcere e il pagamento di 15 sicli d’argento. Ma se il sequestrato moriva la condanna era la morte.

Violazione di domicilio

Chi si introduceva in una abitazione forzando la porta o facendo un buco nel muro veniva condannato a morte.

Se un uomo era trovato di giorno in una abitazione veniva condannato a pagare 10 sicli. Di notte la pena diventava la morte.

Violenza sessuale

Se un uomo violentava la promessa sposa di un altro veniva punito con la morte.

Se un uomo violentava la schiava vergine di un altro, doveva pagare 15 sicli d’argento.

Adulterio

Se una donna sposata commetteva adulterio veniva condannata a morte. L’amante non veniva punito.

Se una donna era stata accusata di adulterio ed usciva viva dall’ordalia del fiume, il suo accusatore rischiava di pagare 20 sicli d’argento.

Rapimento a scopo sessuale

Se una donna, per la quale era già stato pagato il dono di nozze, veniva rapita e deflorata, il colpevole veniva condannato a morte.

Deflorazione

Se un uomo deflorava una vergine incontrata per strada, doveva sposare la fanciulla. Poteva però fare un solenne giuramento nel tempio per discolparsi.

Se la deflorata era una schiava doveva pagare 30 sicli d’argento senza tuttavia averla in proprietà.

Relazioni prematrimoniali

Se un uomo accusava una giovane di aver avuto rapporti sessuali, ma non poteva provarlo, veniva condannato a pagare 10 sicli d’argento.

Aborto procurato

Se una donna incinta veniva percossa e perdeva il bambino l’uomo era condannato a pagare 30 sicli. Se la donna moriva la pena prevista era la morte.

Se la vittima era una schiava le pene si abbassavano. Pena di 5 sicli in caso di aborto. Il proprietario della schiava veniva risarcito con un’altra schiava in caso di morte della poveretta.

Se un uomo provocava accidentalmente l’aborto doveva pagare 10 sicli.

Danni fisici

Nella seguente tabella sono riportati alcuni esempi di risarcimento per danni fisici. Le pene previste variavano nel tempo. Nella tabella sono raccolti dati provenienti da periodi diversi.

Organo

Danno

Pena

clavicola

rottura

20 sicli

dente

rottura

2 sicli

dente

perdita

30 sicli

dito

recisione

40 sicli

mano

rottura

30 sicli

naso

coltellata

40 sicli

naso

perdita

60 sicli

occhio

perdita

60 sicli

orecchio

perdita

30 sicli

osso

rottura

60 sicli

piede

ferita

10 sicli

piede

rottura

30 sicli

schiaffo

10 sicli

Omicidio in una rissa

Se un uomo veniva ucciso durante una rissa il colpevole doveva pagare 40 sicli.

Cani

Se un cane mordeva ed uccideva un uomo il risarcimento era di 40 sicli. Se la vittima era uno schiavo la pena era ridotta a 15 sicli.

Insulti alla padrona

Se una schiava lanciava maledizioni contro la sua padrona veniva condannata allo sfregamento della bocca con un SILA (quasi un litro) di sale.

Allagamenti e inaridamenti

Se un uomo causava l’allagamento di un terreno di proprietà altrui veniva condannato al pagamento di 3 GUR di orzo (pari al valore di 3 sicli d’argento) per ogni IKU (terzo di ettaro) di terreno allagato.

Analoga pena veniva comminata a chi provocava l’inaridamento di un terreno altrui.

 


CODICE CIVILE

Matrimonio

Il matrimonio era valido se era stata celebrata una cerimonia ufficiale e si era stipulato il contratto di matrimonio.

Se un marito stava per lungo tempo lontano da casa involontariamente (per esempio era prigioniero di guerra) quando tornava aveva il diritto di riavere la moglie anche se questa si era risposata ed aveva avuto altri figli.

Se l’allontanamento dalla casa era stato invece volontario non aveva alcun diritto.

Divorzio

In caso di divorzio l’uomo doveva dare 60 sicli d’argento alla moglie. Se la moglie era vedova di un precedente matrimonio doveva darle solo 30 sicli.

Figli della schiava

Se un uomo, già sposato e con figli della moglie legittima, aveva anche figli dalla schiava doveva concedere la libertà alla schiava e ai suoi figli. Tuttavia i figli della schiava non ereditavano, a meno che l’uomo non decidesse di sposare la schiava.

Se la schiava aveva un figlio e lo consegnava ad una donna libera, il padrone aveva il diritto di riavere il bambino.

Figli della prostituta

Se un uomo sposato, ma senza figli, aveva figli da una prostituta, doveva provvedere al mantenimento della prostituta. I figli della prostituta diventavano suoi eredi. La prostituta non aveva però il diritto di vivere nella stessa casa della moglie.

Relazioni con una prostituta

Un uomo sposato poteva decidere di divorziare dalla moglie, pagando la somma prevista dalla legge, ma non poteva sposare la prostituta.

Eredità

L’eredità spettava ai figli maschi. Ma nel caso non ci fossero maschi anche le femmine potevano ereditare.

Rapporti tra marito e moglie

Se la prima moglie si ammalava, perdeva la vista, diventava paralitica non doveva lasciare la casa del marito. Se il marito si risposava, la seconda moglie doveva accudire l’ammalata.

Se la moglie rinnegava il marito veniva condannata a morte (lancio nel fiume).

Se l’uomo rinnegava la moglie era condannato a pagare 30 sicli.

Genitori e figli

Se un figlio rinnegava i genitori perdeva ogni diritto di proprietà e veniva venduto come schiavo temporaneo.

Se i genitori rinnegavano un figlio erano condannati alla perdita di tutte le loro proprietà e venivano esiliati.

Schiavi

Gli schiavi dovevano essere contraddistinti dall’acconciatura dei capelli. Potevano essere messi in ceppi e catene.

Gli schiavi erano o prigionieri di guerra, o figli di schiavi o persone ridotte in schiavitù per debiti o per condanna.

Il prezzo di una schiava era di 5 sicli d’argento.

Casa

Se un uomo vendeva per necessità la propria casa, aveva il diritto di prelazione nel caso che l’acquirente decidesse di venderla.

Limitazioni

Gli schiavi non potevano usare il denaro (argento, orzo, lana, olio vegetale o altro).

Gli schiavi e i figli, ancora non in possesso dell’eredità, non potevano avere credito.

 


PREZZI

Rapporto tra argento ed orzo

Le pene pecuniarie erano pagate in argento ed orzo.

L’argento veniva misurato a peso.

L’orzo veniva misurato a volume.

Il cambio normale sumero era di un GUR di orzo per ogni siclo d’argento.

Il rapporto tra argento ed orzo non poteva essere costante in quanto:

- l’orzo variava di valore con ciclo annuale; crollava dopo il raccolto e tendeva a salire fino al raccolto successivo;

- l’orzo variava di valore da un anno all’altro in funzione dell’annata buona o cattiva;

- l’argento poteva essere più abbondante dopo una guerra vittoriosa che aveva portato molto bottino, ma poteva scarseggiare dopo una sconfitta militare;

- i Sumeri non avevano miniere ed erano un paese produttore di derrate agricole: orzo ed argento potevano fluttuare in funzione del mercato internazionale.

Esisteva l’abitudine di accumulare debiti durante l’anno e di pagare all’epoca del raccolto.

Durante il periodo sumero e paleobabilonese antico il rapporto orzo-argento fu generalmente il seguente.

Orzo

Argento

1 GUR d’orzo

1 siclo

1 PI d’orzo

60/300 di siclo d’argento

1 BAN d’orzo

10/300 di siclo d’argento

1 SILA d’orzo

1/300 di siclo d’argento

Sin-kashid, re di Uruk, intorno al 1860, decretò una tabella di conversione, evidentemente propagandistica, con i seguenti valori.

Materiale

Argento

3 GUR d’orzo (750 litri)

1 siclo

12 mine di lana (6 Kg)

1 siclo

10 mine di rame (5 Kg di rame)

1 siclo

3 BAN di olio di sesamo (25 litri)

1 siclo

Tasso d’interesse

L’interesse annuo per l’argento era stabilito al 20%, per l’orzo al 33%.

Prezzi dei beni alimentari

Il cibo a buon mercato era l’orzo, che costituiva il principale mezzo di sostentamento.

Bene

Quantità

Prezzo
in orzo

Prezzo
in argento

Prezzo in sicli
per unità
di prodotto

sale

2 GUR (500 litri)

1 GUR

1 siclo

0,6/300 di siclo

bicarbonato di sodio

1 GUR (250 litri)

1 GUR

1 siclo

1,2/300 di siclo

orzo

1 GUR (250 litri)

1 GUR

1 siclo

1,2/300 di siclo

olio leggero

3 SILA (25 litri)

1 GUR

1 siclo

12/300 di siclo

strutto

1 BAN e 5 SILA (12,6 litri)

1 GUR

1 siclo

25/300 di siclo

strutto sa nishatim

1 SILA (0,84 litri)

2 BAN e 5 SILA

25/300 di siclo

30/300 di siclo

olio vegetale

1 BAN e 2 SILA (10 litri)

1 GUR

1 siclo

30/300 di siclo

olio di sesamo

1 SILA (0,84 litri)

3 BAN

30/300 di siclo

36/300 di siclo

birra

1 boccale
(a credito)

5 BAN

50/300 di siclo

50/300 di siclo

Prezzi di terreni, materiali e servizi

Bene

Quantità

Prezzo in orzo

Prezzo in argento

terreno (acquisto)

1 SAR (36 mq)

1 GUR

1 siclo

terreno edificato (affitto)

1 SAR (36 mq)

1 GUR

1 siclo

lana

6 mine (3 chili)

1 GUR

1 siclo

rame

3 mine (1,5 Kg)

1 GUR

1 siclo

rame lavorato

2 mine (1 Kg)

1 GUR

1 siclo

noleggio carro, buoi, carrettiere

1 giorno

1 PI e 4 BAN

100/300 di siclo

nolo di un asino

1 giorno

1 BAN

10/300 di siclo

noleggio di una nave

- al giorno
- per ogni GUR di portata

2 SILA

2/300 di siclo

Salari

Un lavoratore poteva guadagnare 1-2 BAN d’orzo al giorno. Il vitto poteva essere fornito dal datore di lavoro.

In un mese il lavoratore poteva ricevere 1 siclo d’argento.

Bene

Quantità

Prezzo in orzo

Prezzo in argento

salario di un mietitore

1 giorno

2 BAN

20/300 di siclo

salario di un vagliatore

1 giorno

1 BAN

10/300 di siclo

salario di un asinaio

1 giorno

1 BAN

10/300 di siclo

compenso di un mietitore

1 raccolto

1 siclo

compenso di un lavoratore

mensile

1 siclo d’argento e 1 PI d’orzo (60/300 di siclo)

 


UNITA’ DI MISURA

Le unità di misura non furono stabili nel tempo e nei luoghi. Si danno i valori relativi al periodo neo-sumero.

Misure di peso

Unità di misura

Nome sumero

Nome accadico

Equivalenza

Quantità

Grano

SE

uttatum

1/20 di grammo

Siclo

GIN

siqlum

180 grani

circa 8,30 grammi

Mina

MA.NA.

manum

60 sicli

circa 500 grammi

Talento

GUN

biltum

60 mine

circa 30 Kg

Misure di capacità

Unità di misura

Nome sumero

Nome accadico

Equivalenza

Quantità

SILA

qum

circa 0,84 litri

BAN

sutum

10 SILA

circa 8,4 litri

Moggio

PI

panum

6 BAN

circa 50 litri

GUR

kurrum

5 moggi

circa 250 litri

Misure di lunghezza

Unità di misura

Nome sumero

Nome accadico

Equivalenza

Quantità

Dito

SU.SI

ubanum

1,6 cm

Cubito

KUS

ammatum

30 dita

circa 50 cm

Canna

GI

qanum

6 cubiti

circa 3 metri

NINDA

2 canne

circa 6 metri

US

60 NINDA

circa 360 metri

DANNA

berum

30 US

circa 11 Km

Misure di superficie

Unità di misura

Nome sumero

Nome accadico

Equivalenza

Quantità

SAR

musarum

1 NINDA al quadrato

circa 36 mq

IKU

ikum

100 SAR

circa 3600 mq
(0,36 ettari)

BUR

burum

18 IKU

circa 64800 mq
(6,48 ettari)

SHAR

60 BUR

circa 3.900.000 mq
(390 ettari)

 


Riferimenti bibliografici:

Arborio Mella F. A.

Dai Sumeri a Babele

Mursia

Bottéro J.

Mesopotamia

Einaudi

Bottèro J.

Dai Sumeri ai Babilonesi

Electa/Gallimard

Bottéro J. - Stève M.-J.

La Mesopotamia dalla scrittura all’archeologia

Electa/Gallimard

Kramer S. N.

I Sumeri alle radici della storia

Newton

Liverani M.

Antico Oriente - Storia società economia

Laterza

Margueron J.-C.

La Mesopotamia

Laterza

Oates J.

Babilonia

Newton

Oppenheim A. L.

L’antica Mesopotamia

Newton

Parrot A.

I Sumeri

Rizzoli

Pettinato G.

I Sumeri

Rusconi

Pinnock F.

Ur - La città del dio-luna

Laterza

Roaf M.

Atlante della Mesopotamia e dell’antico Vicino Oriente

De Agostini

Saporetti C.

Antiche leggi - I codici del Vicino Oriente antico

Rusconi

Uhlig H.

I Sumeri

Garzanti

 


Nasce la nuova rivista egittologica EDAL

Nasce la nuova rivista egittologica EDAL - Egyptian & Egyptological Documents Archives Libraries, diretta da Patrizia Piacentini
Redazione Archaeogate, 07-06-2010 stampa questa pagina

La nuova rivista annuale EDAL - Egyptian & Egyptological Documents Archives Libraries, diretta da Patrizia Piacentini e pubblicata da Pontremoli Editore, si pone l’obiettivo di far conoscere non solo la raccolta di documenti d’archivio, fotografie, disegni, libri antichi e rari conservata nella Biblioteca e Archivi di Egittologia dell’Università degli Studi di Milano e le analoghe collezioni di altre università, musei, biblioteche e collezioni private di tutto il mondo, ma anche i materiali egiziani antichi relativi agli archivi e alle biblioteche, dai documenti scritti alle testimonianze archeologiche.
L’acronimo EDAL è stato scelto per ricordare il nome di Elmar Edel, uno dei più grandi egittologi del secolo scorso, la cui straordinaria collezione libraria costituisce il nucleo della Biblioteca di Egittologia della “Statale” dal 1999. La rivista vuole essere un punto di incontro e uno strumento per gli egittologi, naturalmente, ma anche per archivisti e bibliotecari – visto l’ampio spazio dedicato agli ultimi ritrovati dell’informatica per l’archiviazione e la consultazione tradizionale e via internet – oltre che per collezionisti e per coloro che si interessano alla storia dell’egittologia, della cultura e della fotografia. Nel vasto panorama delle riviste scientifiche internazionali e di alto livello culturale, una pubblicazione specifica su questi argomenti ancora mancava.
Chi scrive ha maturato l’idea di EDAL fin dal 2001, sebbene soltanto nel 2008 le sia stato possibile cominciare a realizzarla concretamente grazie a una stretta collaborazione con Lucia Di Maio e Giovanni Maria Milani, titolari della Pontremoli Editore, che hanno creduto nel progetto e, con simpatia e coraggio, lo hanno sviluppato e finanziato. Grandi nomi dell’Egittologia hanno poi accettato di far parte dei comitati scientifico e d’onore, garantendo così la qualità dei contributi che vi saranno pubblicati annualmente: John Baines, Manfred Bietak, Peter Der Manuelian, Anna Maria Donadoni Roveri, Sergio Donadoni, Christopher Eyre, Nicolas Grimal, Jochem Kahl, Jean Leclant, Antonio Loprieno, Jaromír Málek, Laure Pantalacci, Stephen Quirke, William Kelly Simpson e Pascal Vernus. La redazione è affidata ai competenti collaboratori della Cattedra di Egittologia dell’Università degli Studi di Milano, Laura Marucchi e Christian Orsenigo, mentre la grafica, il design e il segretariato generale sono di Giacomo Coronelli, della Pontremoli Editore.
A testi scientifici di rilievo, accettati in lingua inglese, italiana, francese e tedesca e accompagnati da un riassunto in italiano, farà riscontro in ogni numero un ricco apparato iconografico di tavole a colori, per volumi di aspetto elegante e fattura pregevole destinati anche ai bibliofili.
Il primo numero di EDAL, che conta 192 pagine di testo e 86 tavole a colori, contiene parte delle relazioni presentate al congresso internazionale Egyptian Archives / Egyptological Archives, tenutosi all’Università degli Studi di Milano dal 9 al 12 settembre 2008. Vi sono illustrati e indagati attività e archivi di celebri egittologi del passato e di artisti interessati alla cultura egizia, quali Jean-François Champollion, Victor Loret, Ludwig Borchardt, Gustave Jéquier, Eugène Dévaud, George Reisner, oltre a Giovan Battista Piranesi, Pelagio Palagi, Auguste Rodin. Altri articoli sono dedicati agli archivi di musei con collezioni egizie, quali il British e il Petrie Museum di Londra, il Louvre di Parigi, il Museo Greco-romano di Alessandria d’Egitto, il Museo Civico Archeologico di Bologna, il Museo Egizio di Torino. Altri contributi originali riguardano la presenza dell’Egitto nelle pagine di giornali dei secoli XIX e XX, e del celebre quotidiano milanese Corriere della Sera.

Patrizia Piacentini

Una grotta dipinta nel Sahara può rivelare gli indizi dell’alba dell’Egitto

CAIRO - Gli archeologi stanno studiando i disegni rupestri preistorici scoperti in una remota caverna, nel 2002, con figure danzanti e strane bestie senza testa, che propongono nuovi indizi circa la nascita della civiltà egizia.

Esploratori dilettanti sono imbattuto nel grotta, che comprende 5.000 immagini dipinte o incise nella pietra, nel vasto deserto vicino al confine sud-ovest dell’Egitto con la Libia e il Sudan.

Rudolph Kuper, un archeologo tedesco, ha detto che il dettaglio dei dipinti nella “Grotta delle Bestie” indica una datazione del sito di almeno 8.000 anni fa, probabilmente ad opera di cacciatori-raccoglitori, i cui discendenti possono essere stati tra i primi coloni della Valle del Nilo, allora paludosa e inospitale.

La grotta si trova a 10 km dalla “Grotta dei nuotatori” romanzata nel film il “Paziente inglese”, ma con un numero molto maggiore di immagini, e meglio conservate.

Attraverso lo studio della grotta in pietra arenaria e altri siti nelle vicinanze, gli archeologi stanno cercando di costruire una linea temporale per confrontare la cultura e le tecnologie dei popoli che abitavano la zona.

“E’ la grotta più sorprendente… in Nord Africa e in Egitto”, ha detto Karin Kindermann, membro di un team a guida tedesca che ha recentemente fatto un viaggio sul sito, 900 km a sud-ovest del Cairo.

“Prendi un pezzo del puzzle e vedi dove potrebbe adattarsi. Questo è un pezzo importante”, ha detto.

Il Sahara orientale, una regione della dimensione dell’Europa occidentale che si estende tra Egitto, Libia, Sudan e Ciad, è il più grande deserto arido e caldo del mondo. Le precipitazioni medie nel centro del deserto sono di meno di 2 millimetri l’anno.

La regione era una volta molto meno arida.

Verso l’8500 a.C., la piovosità stagionale fece la sua comparsa nella regione, creando una savana e attraendo gruppi di cacciatori-raccoglitori. Intorno al 5300 a.C., le piogge si fermarono e gli insediamenti umani ritornarono sull’altopiano. Nel 3500 a.C., gli insediamenti erano scomparsi del tutto.

Movimento verso la valle del Nilo

“Dopo 3-4000 anni di ambiente e vita da savana nel Sahara, il deserto tornò e la gente fu costretta a spostarsi ad est verso la valle del Nilo, contribuendo alla fondazione della civiltà egiziana, e verso sud sino all’Africa sub-sahariana”, ha detto Kuper, un esperto presso l’Istituto tedesco Heinrich Barth.

L’esodo di massa corrisponde con la nascita della vita sedentaria lungo il Nilo che poi sboccia nella civiltà faraonica, che ha dominato la regione per migliaia di anni e la cui arte, architettura e il governo hanno contribuito a formare la cultura occidentale.

“E’ stato un movimento, credo, passo-passo, perché il deserto non ha fretta. Le piogge si ritirano, per poi tornare, e così via. Ma passo dopo passo la regione diventava più secca, e la gente si muoveva verso la Valle del Nilo o verso il sud “, ha detto Kuper.

Kuper e il suo team stanno registrando le prove geologiche, botaniche e archeologiche attorno alla grotta, inclusi gli strumenti in pietra e ceramica, e le confrontano con altri siti della regione orientale del Sahara, per aggiungere nuovi pezzi di un puzzle preistorico.

“Sembra che i dipinti della Grotta delle Bestie siano precedenti all’introduzione di animali domestici. Ciò significa che essi sono precedenti al 6000 a.C.”, ha detto Kuper, che ha condotto il suo primo viaggio sul campo alla grotta nel mese di aprile 2009. “Questo è ciò che riusciamo a dire”.

L’opera d’arte visibile copre una superficie di 18 metri di larghezza e 6 metri di altezza. Nel mese di ottobre, la squadra di Kuper ha rilevato e fotografato la grotta con il laser per acquisire immagini ad alta definizione, tridimensionali.

Un test di scavo di un paio di settimane fa, durante la terza visita della squadra alla grotta di arenaria, ha scoperto ancora più disegni che si estendono verso il basso, sino a 80 cm sotto la sabbia, ha detto Kindermann.

“Ora abbiamo sempre più prove di quanto fosse ricca la cultura preistorica nel Sahara orientale”, ha detto Kuper.

(24 Maggio 2010)

link: http://www.reuters.com

Nasca

La pampa di Nasca è una pianura color rosso-bruno, coperta di ciottoli e schegge di pietra, nel Perù meridionale, famosa per strani disegni che compongono figure con senso compiuto, solo se viste dal cielo. Si ritiene che i geoglifi siano stati tracciati durante la fioritura della Civiltà Nazca, tra il 300 a.C. ed il 500 d.C. da parte della popolazione che abitava la zona. Tale civiltà fece la sua apparizione nell’epoca preincaica, nella Provincia di Nazca (regione di Ica, Perù), sulle sponde del fiume Aja, dove venne edificata la capitale Cahuachi. La civiltà nacque nel I sec. d.C. e decadde nel VI sec. d.C I geoglifi sono linee tracciate rimuovendo le pietre contenenti ossidi di ferro dalla superficie del deserto, lasciando così un contrasto con il pietrisco sottostante, più chiaro e sono stati oggetto di innumerevoli interpretazioni che hanno spaziato dal calendario astronomico, alla raffigurazione di costellazioni celesti, per arrivare alle piste di atterraggio per visitatori extraterrestri. Il Centro studi e ricerche archeologiche precolombiane di Brescia, diretto da Giuseppe Orefici, impegnato dal 1983 in un progetto quinquennale di scavi nell’area di Nasca ne ha dato, invece, una interpretazione più scientifica e sociale. Tali disegni traccerebbero spazi e percorsi sacri di vari momenti rituali, in cui personaggi mascherati eseguivano danze e cerimonie per invocare gli dei della pioggia, così come attestato presso diverse antiche culture pre-colombiane e anche tra i Pellerossa nordamericani fino all’epoca moderna. Non tutti i geoglifi, invero, rispondono a questa interpretazione (per alcuni gruppi dl linee è stata accertata la funzione calendariale), ma indubbiamente questa ipotesi sembra meglio correlabile alle caratteristiche culturali e alle esigenze vitali delle tribù che li realizzarono, di quanto non lo siano altre ipotesi finora avanzate. Durante l’indagine archeologica le diverse fasi stilistiche individuate nei geoglifi hanno trovato corrispondenze con le immagini dipinte sulla cera- mica e con gli eventi climatici (alluvioni e periodi di crescente desertificazione), chiaramente riscontrabili negli scavi effettuati dalla missione italiana. Di diversa opinione la maggiore studiosa riconosciuta (nel 1993 ricevette la Gran Croce dell’Ordine del Sole, massima onorificenza governativa e nel 1994 divenne cittadina peruviana), la matematica, geografa e linguista tedesca Maria Reiche, secondo la quale le linee erano calendari solari e lunari e dal momento che le linee possono essere osservate nella loro interezza solo dall’alto, presuppongono che gli antichi Nazca fossero in grado di volare, magari usando degli aquiloni. Tale teoria è contenuta nel celebre libro The Mystery of the Desert (Il mistero del deserto), i cui proventi di vendita furono utilizzati dall’autrice per promuovere la conservazione dell’area, per assumere assistenti e guardie e per la costruzione di una torre, che permettesse ai visitatori la visone della maggior parte delle “linee” senza dover accedere all’area ristretta. L’idea della studiosa, confermava quella di Pedro Cieza de León, cronista spagnolo del XVI secolo che si occupò della storia del Perù e descrisse per primo tali linee nel 1547. Più azzardata l’ipotesi dello zoologo Tony Morrison, che studiò le linee con Gerald Hawkins e nel libro Pathways to the Gods, sosteneva che erano vestigia di una antica civiltà, molto evoluta e, forse, di origine non terrestre. Citando un brano del magistrato spagnolo Luis de Monzon del 1586, Morrison riteneva di aver individuato la chiave per spiegare il mistero delle linee di Nazca: il leggendario eroe-maestro Viracocha, noto anche come Quetzalcoatl e Kontiki, il cui ritorno era ancora atteso al momento dello sbarco di Cortés. Gli “antichi indios” disegnarono figure poiché pensavano che Viracocha sarebbe tornato scendendo dal cielo ed i disegni rappresentavano dunque dei segnali per favorirne l’atterraggio. Anche la storica peruviana Maria Rostworowski de Diez Canseco studiò le linee interpretandole come luogo di segnalazione al dio Viracocha. Secondo la Rostworowski ad ogni figura corrisponderebbe un clan (ayllu) degli adoratori di Viracocha, che avrebbero disegnato le linee per segnalare al proprio dio il luogo dove essi si trovavano quando egli sarebbe ritornato. Certamente la verità sui disegni di Nasca (con linee rettilinee, ma anche alligatori, ragni, balene, astronauti, conchiglie, ali, cani e condor) non è stata ancora svelato, come anche mancano dati circa l’antica civiltà che li ha tracciati. A partire dal 500 avanti cristo, il popolo Nasca occupò per mille anni un territorio, in gran parte desertico, che va dal mare alle montagne, da Cañete, a nord, fino ad Arequipa, a sud. Migliaia di chilometri quadrati. I caparbi studi di Orifici, dopo un ventennio, hanno rivelato che, nel 350 d. C., 350 avanti Cristo. Cahuachi la capitale religiosa del popolo Nazca, fu distrutta da un pauroso sisma: un evento che segnò la storia di questo popolo. Le forze della natura avevano sconfitto gli dei, che non erano stati in grado di opporsi alla devastazione. Accadde allora qualcosa di unico: l’antica capitale religiosa dei Nasca fu sepolta come fosse un’entità. Sigillata: ricoperta con le sue macerie, con i mattoni crudi di scarto, con milioni di tonnellate di materiale con cui era stata costruita, forse più di 100 anni prima. E fu allora che furono disegnati e geoglifi: solchi impressi sul terreno come tragitti sacri, che il popolo percorreva nel corso di cerimonie rituali e che si riferivano soprattutto ai miti della fertilità, dell’abbondanza e per pacifare la terra che li aveva traditi. Pertanto, secondo lo studioso, solo nella fase più arcaica le linee dei geoglifi venivano scavate sulle pareti discendenti delle colline in modo da poter essere viste da lontano. Quelli più imponenti, del condor e del colibrì, della scimmia a nove dita, del ragno e dell’orca, sono di prima del terremoto, mentre, poi, le figure sono più geometriche e più lineari. Dopo il terremoto, infatti, avviene un cambiamento, drastico, radicale. Sconvolti dalla catastrofe, i capi religiosi entrano in crisi ed imposero i segni completamente diversi, per la costruzione di spazi chiusi, trapezoidali, rettangolari, luoghi sicuri dove riunirsi, dopo la perdita della inviolabile sacralità del luogo. Chissà, fra CASE, MAP e MUR, quali linee resteranno, per la curiosità dei futuri studiosi, in questi luoghi, attraversati dal terremoto e chissà quali fantasie vi coglieranno le future generazione, pronte a confondere alcuni nomi (Berlusconi, Bertolaso, ecc.), come reinterpretazioni di antichi e salvici “Viracocha” locali.

Letture consigliate

- AAVV: Perù, Ed. Touring Club, Roma, 1996.

- Cavatrunci C., Longhena M., Orefici G.: Il Perù degli Inca e delle altre civiltà andine, ed. Magnus, Roma, 2005.

- Laurencich Minelli L.: Perù precolombiano, Ed. Esculpio, Bologna, 1980.

- Longhena M., Alva W.: Antico Perù. Storia e cultura degli Inca e di altre civiltà indiane, Ed. White Star, Vicenza, 1999.

- Orefici G.: Nazca. Arte e società del popolo dei geoglifi, Ed. Jaca Book, Milano, 1993.

di Carlo Di Stanislao

(19 Maggio 2010)

link: http://www.inabruzzo.com/?p=38959

SOFISTICATI ASTRONOMI PREISTORICI IN SCOZIA

SOFISTICATI ASTRONOMI PREISTORICI IN SCOZIA

(Regno Unito)

Europa

inserita il 1 Giugno 2010
fonte: Antiquity

Gli antichi cerchi di pietre erette

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Douglas Scott ha recentemente confermato la complessità e la sofisticazione delle osservazioni astronomiche che si potevano compiere dalle costruzioni megalitiche dei complessi di Temple Wood e Nether Largie in Kilmartin Glen, Argyll, in Scozia.

Temple Wood è un sito con due cerchi di pietra adiacenti, risalente al IV millennio o forse alla prima età del Bronzo. La datazione al radiocarbonio indica che il cerchio a sud è stato utilizzato per la sepoltura nella medio-tarda età del bronzo. Tre pietre del cerchio sud sono scolpite con simboli diversi: coppelle, una doppia spirale e cerchi concentrici. Il centro dei due cerchi forma un asse rivolto da nord-est a sud-ovest, lungo il quale è allineato il circolo meridionale di sepolture.

Trecento metri a sud-est di Temple Wood, e probabilmente ampiamente contemporanee con esso, si trovano le pietre verticali di Nether Largie. Due paia di pietre, poste 35 m a nord-est e a sud ovest di una pietra centrale, formano una specie di cornice a forma di X, rettangolare e tutte le pietre, tranne due, presentano coppelle. Una pietra (S1) ha anche tazze con segni ad anello e segni a coppa collegati gli uni agli altri da scanalature, sul lato sud-ovest.

Scott ha esaminato il lavoro di studiosi precedenti, che hanno cercato di identificare gli usi astronomici del complesso e hanno anche rilevato la direzione delle linee di orientamento e fatto proprie osservazioni dirette durante i principali lunastizi degli anni 2006-2007. Egli ha osservato che alcuni grandi eventi solari e lunari sembravano significativi per il sito, mentre gli eventi lunari apparivano più collegati con Nether Largie.

Dal cerchio del nord, il tramonto di mezzo inverno sarebbe stato visibile in linea con il cerchio del sud, forse simboleggiato da anelli concentrici e doppie spirali, rispettivamente sulle pietre 12 e 10. Ci sarebbe stato anche un allineamento all’alba del solstizio d’inverno nel cerchio del nord, visibile dal cerchio del sud, e un tramonto di pieno inverno segnato da un allineamento di due delle pietre di Largie Nether (S4 e S5). Negli equinozi di primavera e autunno il tramonto sarebbe visibile da S1 a S7.

Eventi lunari, come il sorgere della luna piena al grande lunastizio di pieno inverno, e il tramonto lunare estremo verso sud, sono indicati dall’orientamento nord-est dei cerchi di Temple Wood e dalla direzione dell’asse principale del cerchio meridionale e dalla pietra S7 di Nether Largie. I tumuli funerari nel cerchio sud hanno falsi portali orientati verso il sorgere e il tramonto della luna più a sud, al momento del grande lunastizio.

Alcuni allineamenti permettevano anche previsioni di eventi come le eclissi lunari. L’utilizzo di software per computer ha permesso di calcolare che ci possono essere state oltre 2.700 occasioni potenziali di uso in 1.000 anni, nelle quali le pietre di Temple Wood e Nether Largie potevano fungere da indicatori astronomici.

Scott sottolinea che questi allineamenti sono simili a quelli trovati in altri siti scozzesi, in Mull e Argyll, e dubita che possano essere casuali o derivare da singole osservazioni. Piuttosto egli suggerisce che la complessità delle osservazioni solari e lunari utilizzate in combinazione “suggerisce un contesto altrettanto complesso di commemorazione o di previsione” e che l’associazione di pietre erette con i simboli intagliati e le sepolture e gli allineamenti può indicare “un legame con gli antenati e il mondo degli spiriti”.

I complessi di Temple Wood e Nether Largie “mostrano allineamenti di significato astronomico che sono tra i più sofisticati di quanti altri mai rilevati in Scozia.”

(Giugno 2010)

link: http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=318

La tomba perduta di Ptahmes

La tomba perduta di Ptahmes

maggio 30, 2010

by Aezio

Nella necropoli di Saqqara, in Egitto, gli archeologi dell’Università del Cairo hanno scoperto la tomba di Ptahmes. Viene datata alla seconda metà della 19′ dinastia (1203-1186 a.C.).

La tomba di Ptahmes. Sullo sfondo, la piramide a gradoni di Djoser (SCA)

Ptahmes (o Ptah Mes) visse sotto il faraone Seti I e suo figlio e successore Ramesse II, nel XIII secolo a.C. A lui vengono attribuite molte cariche: ”sindaco” di Memphi, supervisore del tempio di Ptah, capo dell’esercito, responsabile del tesoro e scriba reale.

Geroglifici incisi sulla roccia che rivelano nome e posizione di Ptahmes (SCA)

La tomba è lunga 70 metri e contiene numerose stanze: sul muro di una sono rappresentate delle persone che pescano su delle barche fatte con fasci di canne di papiro.

Sono stati poi portati alla luce diverse stele, tra cui una raffigurazione non terminata del defunto. Mostra Ptahmes e la sua famiglia davanti della cosiddetta triade tebana, cioè le tre divinità egizie più popolari nell’area di Tebe: Amon, la sua sposa Mut e loro figlio Khonsu.

Il disegno non finito (AP)

Rinvenuti anche diversi frammenti della statua di Ptahmes e di sua moglie, in particolare una testa dipinta femminile – probabilmente sua moglie o una delle sue figlie -, oltre a una statua di calcare appartenuta al defunto.

La testa di una statua femminile (SCA)

Infine, sono stati anche recuperati vasi di terracotta, ushabti (o shabti, sono delle statuette funerarie) e amuleti.

Un amuleto ‘Occhio di Horo’ (SCA)

Questa scoperta risolve un enigma durato più di un secolo: nel 1885 dei tombaroli avevano già portato via alcuni pezzi della tomba causandole diversi danni, tuttavia la sua ubicazione venne presto dimenticata.

“Da allora venne coperta con la sabbia e nessuno ne seppe più nulla”, dice Ola el-Aguizy, il professore di archeologia all’Università del Cairo che ha condotto gli scavi.

Ora che il mistero è stato risolto, parte la caccia al sarcofago di Ptahmes, non ancora trovato. Gli scavi dunque continuano alla ricerca del condotto principale della tomba che porterà alla camera sepolcrale con la bara e gli oggetti funebri.

Un frammento rinvenuto nella tomba che raffigura la caccia nelle paludi d’Egitto (SCA)

Saqqara è un’antica necropoli che copre un’area di circa 7 x 1.5 km. Ospita un grande numero di mastabe, tombe tagliate nella roccia e piramidi, delle quali la più famosa è la piramide a gradoni di Djoser.

Quest’anno gli archeologi vi hanno già rinvenuto la camera sepolcrale della regina della VI dinastia Behenu (moglie di Pepi I, Merytawy, o di Pepi II, Netjerkhau) e due tombe scavate nella roccia di cui una è la più grande di Saqqara. Diverse squadre stanno scavando il sito, tra cui quella di Vasko Dobrev che spera di trovare la piramide di Userkare.

Fonti: AP, Heritage-Key.

La più antica tomba in una piramide del Mesoamerica

La più antica tomba in una piramide del Mesoamerica

maggio 19, 2010

by Aezio

Nel sito di Chiapa de Corzo (stato del Chiapas, Messico), è stata scoperta una tomba all’interno di una piramide Zocque. Viene datata dal 500 e il 700 a.C. dall’archeologo Emiliano Gallaga e potrebbe essere la più antica del suo genere nel Mesoamerica.

Basandosi sugli strati nel quali è stata trovata e sulla inusuale costruzione in legno, “pensiamo che sia una delle prime scoperte dell’uso di una piramide come una tomba, [cioè] non solo come un sito religioso o un tempio”, dice Gallaga.

(Bruce R. Bachand)

La camera di pietra in cui è stata trovata la sepoltura misura 3 x 4 metri, 6-7 metri al di sotto di ciò che era la cima della piramide.

(Bruce R. Bachand)

Al suo interno si trovava il corpo di un uomo sui cinquant’anni, sepolto con braccialetti e collari di giada e ambra, ornamenti di perle, manufatti di pirite e ossidiana e recipienti di ceramica. Il suo viso era coperto con ciò che potrebbe essere stata una maschera funeraria dagli occhi di ossidiana, mentre il corpo era stato dipinto con del pigmento rosso.

Era probabilmente un alto sacerdote o un sovrano di Chiapa de Corzo, all’epoca un insediamento di spicco.

(Bruce R. Bachand)

 

 

Nella bocca sono stati trovati gioielli di giada (Bruce R. Bachand)

Sopra al corpo dell’uomo era stato accuratamente posato quello di un bambino di un anno, mentre quello di un maschio di vent’anni venne gettato nella camera con meno cura, forse sacrificato al momento della sepoltura.

Vicino c’era anche la tomba di una donna, anch’essa sui cinquant’anni, che conteneva ornamenti di giada, ambra, pirite e perla.

 

Lo scheletro della donna. Dietro al ginocchio destro si vede uno specchio di ferro-pirite (Bruce R. Bachand)

I segni sui muri della camera di pietra indicano che per creare la tomba vennero usati supporti di legno e che col tempo questi crollarono sotto il peso della piramide costruita sopra.

Le culture pre-ispaniche costruivano piramidi principalmente come rappresentazioni dei livelli che andavano dagli inferi al cielo; il punto più alto generalmente conteneva un tempio.

(Bruce R. Bachand)

Gli ornamenti – alcuni importati dal Guatemala e dal Messico centrale -, alcuni dei 15 recipienti di ceramica e un’ascia cerimoniale di giada rinvenuta alla base della piramide mostrano influenze della cultura olmeca, a lungo considerata la “cultura madre” della regione.

 

Ci si chiede dunque se le piramidi olmeche non contengano anche loro delle tombe di dignitari: esse infatti, sebbene ben conosciute, non sono ancora state scavate – in parte perchè le condizioni atmosferiche in cui si trovano non sono adatte alla conservazione dei corpi umani.

D’altra parte, però, a Chiapa de Corzo non sono stati trovati i tipici ornamenti inseriti nel lobo delle orecchie e pettorali olmechi. Inoltre, i muri di pietra e argilla e il tetto di legno rappresentano qualcosa di nuovo: “Ci sono elementi olmechi che rimasero e vennero incorporati dalla cultura [zocque], ma allo stesso tempo [questa] cominciò a separarsi e a voltare pagina”, dice Bruce Bachand, archeologo a capo degli scavi.

 

(wiki)

Nonostante la posizione di Chiapa de Corzo, non è ancora chiaro se la successiva cultura Maya imparò o ereditò la pratica delle sepolture nelle piramidi dagli Zocque o dagli Olmechi.

Gli Olmechi cominciarono ad espandersi dal Golfo del Messico verso il 1200 a.C. e influenzarono molte successive civiltà mesoamericane. Quale fu però l’estensione di questa influenza è ancora oggetto di dibattito.

La piramide di Chiapa de Corzo, con la sua lunga piattaforma a terrazze, è un preludio alla pianta Maya del “gruppo E” (il nome è preso dal sito Maya di Uaxactún, in Guatemala). “Perciò non si tratta solo di un’antica piramide”, dice Bachand. “Sembra essere una delle prime del gruppo E in tutto il Mesoamerica. Ecco cosa stiamo esaminando”.

Le nuove scoperte, continua Bachand, suggeriscono che il gruppo E – così fortemente associato ad alcune culture mesoamericane tra cui quella Maya – potrebbe in realtà essere un’invenzione Zocque.

Qui e qui si possono vedere altre foto.

Fonti: AP; National Geographic; INAH.

Un acquedotto medievale a Gerusalemme

Un acquedotto medievale a Gerusalemme

maggio 16, 2010

by Aezio

Nella Città vecchia di Gerusalemme, nella “vasca del sultano” (o piscina del sultano), è stato portato alla luce un acquedotto costruito nel 1320 dagli Ottomani che fornì acqua alla città per quasi 600 anni. A differenza di altri ritrovamenti, però, questa volta gli archeologi sapevano esattamente dove cercare.

L’acquedotto (Tom Powers)

Il canale dell’acquedotto (Tom Powers)

In una città dove qualunque lavoro pubblico è accompagnato dagli archeologi, delle riparazioni di un sistema idrico moderno hanno permesso al team guidato dall’archeologo Yehiel Zelinger di “riscoprire” due delle nove sezioni ad arco di un ponte alto circa 3 metri.

(Joseph Lauer)

(AP Photo)

(Joseph Lauer)

(Joseph Lauer)

Come riportato su un’iscrizione su una pietra, nel 1320 il sultano Nasser al-Din Muhammed Ibn Qalawun costruì il ponte che si vede nelle fotografie.

Apparentemente, però, sostituì solo un precedente acquedotto che, secondo Zelinger, collegava la città con una fonte d’acqua vicino a Betlemme, a 22 km di distanza. “Fu la fonte d’acqua di Gerusalemme [sin dal] periodo del Secondo Tempio (costruito nel VI secolo a.C., ampliato nel 64 d.C. e distrutto nel 70)”, dice.

Questa struttura di pietra fu successivamente dotata anche di un condotto di metallo, e venne sepolta nel XX secolo.

Una foto di fine ‘800 mostra che all’epoca l’acquedotto era ancora visibile (Tom Powers)

Fonti: AP; Israel Palestine Guide; IsraelNationalNews.

Egitto, Luxor. Scoperti una chiesa e un nilometro

Egitto, Luxor. Scoperti una chiesa e un nilometro

Autore: Daniele Moriconi Viale delle Sfingi di Luxor

Gli archeologi al lavoro sul Viale delle Sfingi di Luxor hanno scoperto i resti di una chiesa copta e di un nilometro. L’annuncio è stato fatto dal Supreme Council of Antiquities egiziano.

I resti della chiesa sono stati rinvenuti nella seconda delle cinque sezioni in cui è diviso l’antico tracciato. La struttura risale al V secolo d.C. ed è stata realizzata con blocchi calcarei provenienti dallo smantellamento dei templi tolemaici e romani che si trovavano nelle vicinanze. I blocchi sono ben conservati e molti di essi mostrano scene di pittura raffiguranti sovrani e divinità egizie.

Il nilometro, trovato nella quarta sezione del viale, è una struttura utilizzata per misurare il livello del Nilo specialmente nel corso delle periodiche inondazioni. Si tratta di una costruzione circolare in arenaria di circa 7 metri di diametro. Al suo interno una scalinata a spirale permetteva di scendere fino al livello delle acque. Il vasellame ritrovato durante lo scavo risale al periodo del Nuovo Regno.

Il viale, lungo 2700 metri e largo 76, risale a circa 3500 anni fa e fu ideato dal faraone Amenhotep III (1390-1352 a.C.) per collegare i templi di Karnak e Luxor. Ai suoi margini dovevano trovarsi oltre 1300 sfingi allineate a guardia del percorso. Il restauro in corso però è stato anche criticato, perché ha comportato l’abbattimento di molte abitazioni e lo spostamento forzato di ottocento famiglie.

(Foto: cortesia SCA)

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